20 Giugno 2008

Spoleto: due o tre cose da fare e da non perdere

di Leonardo Guerrini (Blog Spoleto. Racconti di Viaggio)

Qualche settimana fa un mio vecchio amico, dai tempi dell’università, dalla sua terra lombarda mi viene a trovare. Con la scusa di passare insieme qualche momento, mi estorce la promessa di fargli da guida in giro per l’Umbria. Leggo nei suoi occhi un latente sentimento di sfida: la posta in gioco è il titolo di regione più bella tra Umbria e Lombardia. Tacitamente, accetto il confronto.

Con l’aria un po’ snob, e con un fare simile a chi è sicuro di sé e può “vincere facile”, propongo di dirigerci a Spoleto. Seguendo un itinerario particolare, con cose da visitare, ma anche riti particolari da celebrare.

Percorriamo la Statale Flaminia e, poco prima di entrare in città, iniziamo a scorgere un mastodontico viadotto sospeso tra due colline: è il Ponte delle Torri. Con il sorriso di chi la sa lunga, mi preparo a rispondere all’inevitabile sua domanda: cos’è? Inizio a disquisire. Esagero anche sul periodo di inizio costruzione, scegliendo il secolo più lontano (Duecento), tra quelli ipotizzati dai vari studiosi.

La Rocca AlbornozianaCi arrampichiamo per la strada che porta al ponte. Fermiamo la macchina e iniziamo a percorrerlo a piedi. Tra due o più persone, in queste situazioni c’è sempre uno che ha paura delle altezze: io. E chi invece si espone fin troppo per ostentare sicurezza: lui. Trascorro quasi mezz’ora guardandomi le spalle da possibili agguati, spalmandomi sul muro alto del ponte, a debita distanza dal cordolo più basso, che apre su un vuoto di circa 80 metri. Morale della favola: è assolutamente da fare una lunga passeggiata lungo il Ponte delle Torri. Percorso sconsigliato agli acrofobici e ai depressi cronici: il luogo è tristemente famoso per il tasso di suicidi!

Ma voglio il ko definitivo, che non lasci scampo a interpretazioni minimaliste da parte dello sfidante. Mi gioco la carta della Rocca Albornoziana, che sorge appena dopo il Ponte delle Torri, sulla collina di Sant’Elia. Si tratta di una fortezza fatta costruire dal cardinale Albornoz nel Trecento, per ribadire il ritrovato dominio della Chiesa di Roma, dopo la secolare parentesi autonomista di Spoleto. Assolutamente da non perdere! Preso da un’incontenibile momento di nostalgia, lo porto a Monteluco, la montagna sul lato opposto del ponte. Qui è assolutamente da fare un bel pic-nic su uno dei grandi prati che dominano la zona. In estate questi luoghi si colmano di spoletini, dediti nell’arginare l’eccessiva calura estiva. La nostalgia riguarda la giornata che passai qui con i miei compagni di scuola, durante la celebrazione dei “cento giorni” dall’esame di maturità.

Ci avviamo verso l’auto, pronto a sferrare l’attacco finale che metterà al tappeto il mio amico, in questa singolare sfida. Prossima tappa, il Duomo di Spoleto. Altra bellezza, altra cosa che viene spontanea fare: poiché la chiesa e la piazza antistante assumono una forma simile a quella di un anfiteatro, man mano che ci avviciniamo alla meta si inizia a distinguere la chiesa. Ci si deve aspettare un “mamma mia” di stupore dell’ignaro avventore, che per la prima volta vi si avvicina. Seguono le immancabili allusioni al Festival dei Due Mondi, che ogni anno trova qui la sua naturale sede. Una kermesse all’insegna dell’arte e dello spettacolo. Questo nella mente dei turisti. Gli autoctoni umbri invece si chiedono, ogni volta, perché l’organizzatore Menotti, sostituito ora da suo figlio, litiga puntualmente con il Comune di Spoleto. Una sequela tragicomica degna delle migliori fiction televisive! Ormai il mio ex collega di università è ammutolito da cotanta bellezza. Quello strisciante senso di competizione, nato per difendere il proprio “campanile”, cede ad un’inevitabile ammissione d’inferiorità. Ho vinto. Anche questa volta.

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