24 Giugno 2008

Barolo, il vino dei Re

di Lorenzo Rulfo (Blog Barolo. Racconti di Viaggio)

Barolo CastelloE sono a Barolo prima di sera, il caldo torrido che emana la strada sembra placarsi concedendo all’imbrunire il giusto riposo. Cerco un uomo di cui non conosco nome, identità, storia. Solo il racconto di una signora alla soglia dei cento anni, sua sorella, lasciata qualche ora fa a Barbaresco. Ma il paese pare deserto, come durante un coprifuoco. Scendo dalla macchina e proseguo a piedi, il paese non è grande, ma profondamente affascinante, il castello che spicca come padrone del paese, le vie medioevali, i ciottoli. Supero il museo Etnografico ed Enologico del Barolo, raggiungo la piola. Entro, sguardi diffidenti da ogni tavolo, qui sono un forestiero e loro, come ammetteranno dopo, cercano di mostrarsi diffidenti verso le facce che non conoscono.

Mi dirigo al bancone, l’oste mi chiede cosa desideri bere. Non faccio in tempo a rispondere che mi versa un bicchiere, nemmeno a dirlo, di Barolo. Ed eccomi al secondo bivio della giornata, sono in una terra che produce uno dei vini più famosi e pregiati del mondo, e sono astemio. Non per scelta, semplicemente non so capire il vino, lo temo, e dunque non lo bevo. Ma così, a tu per tu, sembrerebbe un’offesa. Ringrazio e procaccio le informazioni che mi servono.

Sto cercando una persona”. L’oste mi guarda, mi scruta, penetra nei miei occhi. Poi, forse convinto della mia buona fede, risponde. “Chi cerchi?” Gli spiego dell’incontro del pomeriggio, di Clotilde, del suo racconto, dei miei articoli, di suo fratello. “Temo di non poterti aiutare, io conosco tutti in paese, come tutti conoscono me. Però non so di nessuno che ha una sorella a Barbaresco.” Faccio per ringraziare ed uscire, deluso, ma prima di poter finire il vino mi poggia una mano sulla spalla e riprende: “senti, io non posso aiutarti, ma può farlo Cecu.” “Cecu, e chi è?” “E’ lo storico del paese, un tipo strano ma buono. Porta a spasso il cane tutte le sere dalle sette alle otto, se ti sbrighi lo trovi di sicuro in piazza.” Finisco il vino, ringrazio, pago ed esco.

In piazza incontro Cecu, ha l’aria di uno storico, il cane di uno storico, la stretta di mano di uno storico. E’ anziano, ma non come mi aspettavo, veleggia sui settanta. Racconto ancora dell’incontro con Clotilde, sorride, sapeva del mio arrivo “l’ho sentita per telefono. Cosa vuoi sapere?” Non lo so, ora mi rendo conto che non lo so. Ma al silenzio comincia a parlare e racconta di Barolo: “sai che il Barolo è il vino dei re?” E qui rido, per un secondo, perché Clotilde mi ha fregato, Re e Regine completano la storia. Poi racconta delle origini, del popolo preistorico che risiedeva qui, del dominio Longobardo, poi sottratto dalla Contea Di Alba e ancora dalla Marca di Torino. Parla del castello eretto da Berengario I per difendersi dalle barbarie e dalle scorrerie saracene. “Conosci la famiglia Faletti?” Devo ammettere di no. “Erano banchieri molto potenti, controllavano gran parte del Piemonte.” Continua con lo stato Monferrino, con i Savoia con i marchesi Gerolamo IV e Carlo Tancredi. Ma ignora che quello che volevo sentire l’ho già sentito: il Barolo è il vino dei Re.

Dopo due ore di parole non nascondo più stanchezza e un pizzico di noia, perché chi ama la storia la infonde credendo in chi l’ascolta la stessa passione nell’assorbirla. Con una scusa saluto, ringrazio, accarezzo il cane e mi allontano. Questa sera scriverò una storia.

(Foto di Christof Berger in licenza GFDL) 

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