La giornalista di Palermo Maria Salerno* intervistata per Comuni-Italiani.it
Chi o cosa ha fatto scattare in lei la scintilla del giornalista?
Quando si è ragazzini si sogna di fare questo mestiere per via del ruolo “mitico” di cui la figura del giornalista è stata investita dal cinema e da certa letteratura, basti pensare a film come “Quarto Potere” o “Tutti gli uomini del presidente”. Penso che la scintilla scatti da lì: dalla fascinazione esercitata dalla rappresentazione romantica e di forte impatto civile che del giornalismo viene fatta da sempre. Questo aspetto, unito alla passione per la scrittura e il racconto ti possono far desiderare di diventare, un giorno, come la spregiudicata cronista
Marzia del film di Kazan, per esempio…
Quando sono diventata più grande, invece, è stata l’”ansia” crescente di partecipazione civile, la possibilità di contribuire alla formazione di quella che si chiama opinione pubblica e soprattutto la possibilità di fare riemergere la mia Sicilia dal pantano del pregiudizio dove da anni languisce, a far scattare la molla e a farmi desiderare di “perseverare” nell’esercizio di questa professione.
Che ruolo ha avuto Palermo nel suo percorso professionale?
Quando associo Palermo al mio mestiere non posso fare a meno di pensare ad un certo tipo di giornalismo, quello d’inchiesta con la sua drammatica storia di cronisti uccisi: Mauro De Mauro, Mario Francese, Giuseppe Alfano, Peppino Impastato… testimonianze esemplari di giornalismo coraggioso e grande partecipazione civile, che servono a ricordarci che non è lontano quel tempo in cui c’era gente che perdeva la vita pur di trovare una verità “scomoda”. Oggi quando si chiede ad un funzionario pubblico il numero di telefono di un dirigente a cui andrebbe rivolta una semplice domanda “scomoda” ti viene risposto che “non è autorizzato a farlo”.
Il giornalismo è cambiato, si è appiattito e questo è avvenuto ovunque. Fare il giornalista a Palermo tenendo conto di cosa significava fare questo mestiere fino a qualche anno fa ti fa desiderare, auspicare, cercare di provocare… una nuova “inversione di tendenza”.
Quell’articolo sulla sua città che ricorda con maggiore orgoglio o partecipazione emotiva.
Certamente l’articolo denuncia su un impiegato della Ausl incaricato di rilasciare il libretto sanitario e assegnare il medico di base agli utenti. Il personaggio in questione non conoscendo la circolare applicativa della normativa non solo non adempiva il proprio servizio, ma contribuiva a diffondere false informazioni circa le possibilità che gli utenti avevano di formulare richieste sulla base di certi requisiti.
L’impiegato, per esempio, asseriva l’imprescindibile necessità di avere la “residenza legale” a Palermo per ottenere l’assegnazione di un medico di base, quando una circolare del ministero prevede espressamente che un cittadino italiano che non è residente, ma che soggiorna temporaneamente sul territorio provinciale, ha diritto all’assistenza sanitaria purché la sua permanenza, dettata da motivi di lavoro, studio o malattia, sia di almeno tre mesi. La denuncia sui mezzi di informazione di questo fatto l’ho vissuta con grande partecipazione emotiva perché in questa storia rivestivo il doppio ruolo di “utente” bistrattato da una pubblica amministrazione inefficiente e “operatrice dell’informazione” pronta a denunciare l’accaduto.
Secondo la tradizione giornalistica anglosassone il cronista dovrebbe essere il watchdog del potere, vale a dire il cane da guardia dei sistemi costituiti. Non capita tutti i giorni di avere la sensazione di incarnare questo ruolo, quel giorno, la ebbi con grande orgoglio e soddisfazione.
Attualità. Come vive Palermo, secondo lei, l’emergenza sicurezza che attraversa l’intero Paese?
Palermo “storicamente” è abituata sia alle emergenze, sia all’insicurezza. L’intero territorio è da sempre sotto il controllo della criminalità organizzata, l’economia è paralizzata, il 90% delle imprese paga il pizzo. Eppure certe campagne di demonizzazione dello “straniero” hanno attecchito anche qui, dove il cittadino comune finisce per tollerare il mafioso, ma odia indistintamente tutti i rumeni.
Ravviso, inoltre, la pressoché totale disillusione nei confronti delle forze dell’ordine. Quando a Palermo subisci uno scippo, “la denuncia” viene vissuta, infatti, come uno strumento inutile. L’acquiescenza nei confronti della criminalità è un sentimento ancora molto diffuso.
Quale evento o personaggio della sua città avrebbe voluto vivere e raccontare in prima persona?
Mauro De Mauro, cronista del quotidiano l’ “Ora di Palermo” rapito nel 1970 poco lontano dalla sua abitazione dove non farà più ritorno. “Ho uno scoop che farà tremare l’Italia” aveva confidato ad un collega poco prima della sua scomparsa.
Le indagini, proseguite per oltre 30 anni, parlano oggi di “omicidio preventivo” del giornalista con mandanti eccellenti come Stefano Bontade, Gaetano Badalamenti e Salvatore Riina. A firmare la sua condanna a morte fu la scoperta che il giornalista fece di un colpo di stato che i fascisti stavano preparando alleandosi con Cosa Nostra.
Un titolo e trenta righe (tra 1800 e i 2000 caratteri spazi inclusi) per raccontare cosa va e cosa non va della sua città.
C’è un libro molto bello di Roberto Alajmo, che s’intitola “Palermo è una cipolla”.
Da lui prendo in prestito il titolo per queste trenta righe che dovrebbero tracciare un ritratto di Palermo, che come dice Alajmo nel suo citato saggio “è una città fatta a strati, ogni volta che ne sbucci uno ne resta un altro da sbucciare”. Questo per dire che Palermo è una città piena di contraddizioni.
Un esempio attuale, per tutti: a Palermo il livello di traffico e di inquinamento hanno raggiunto livelli intollerabili. L’amministrazione comunale per risolvere l’emergenza istituisce le famigerate ZTL, che una sentenza del TAR annulla nel giro di due mesi. Perché? A causa della mancanza di un Piano Urbano del Traffico, uno strumento giuridicamente obbligatorio per le città con più di 30 mila abitanti e che Palermo non ha. Perché rendere operativo un provvedimento che comporta oneri economici per i cittadini, sapendo già di non avere le carte in regola perché il suddetto provvedimento possa sopravvivere ad un ricorso?!
A Palermo non ci sono né tram né metro e il trasporto pubblico urbano è affidato ad un’azienda municipalizzata che a fronte di un aumento del 10% del costo del biglietto, in concomitanza con la riduzione del tempo di validità della corsa (90 minuti invece dei 120 di prima), non ha né migliorato né potenziato il servizio. A Palermo vengono spesi dall’amministrazione comunale 1,8 milioni di euro per una campagna auto promozionale (Palermo città più cool d’Italia), ma allo stesso tempo viene ingiunto a 18 famiglie senza tetto in attesa dell’assegnazione di un alloggio di lasciare le loro sistemazioni provvisorie perché il Comune non ha i fondi per coprire le spese.
Ecco, Palermo è così: parecchie le emergenze, lavoro nero e precarietà sono la regola, il tasso di disoccupazione si attesta sempre intorno al 20%, però passeggiando lungo i viali alberati del centro, sorseggiando l’aperitivo nei salotti buoni della città, ritrovandosi tra le signore impellicciate che hanno appena assistito ad una prima al Massimo (il teatro più grande d’Europa) o anche solo gustando un ottimo gelato seduti su una panchina di piazza Politeama quasi ci si dimentica di tutto il resto…
Tra tecnologia digitale e giornalismo partecipativo (blog etc.) come vede il futuro della sua professione?
Mai come adesso chi scrive deve temere il controllo di qualità da parte di chi legge.
Prima, infatti, il giornalista era una sorta di “mediatore” fra la sterminata quantità di fonti a sua disposizione e il lettore, che aveva accesso solo al prodotto “finito”, selezionato ed epurato. Oggi, grazie a internet il lettore può accedere direttamente alla fonte, senza la necessità di una figura come quella del giornalista che gli faccia da filtro. Questo implica un ripensamento del ruolo del professionista dell’informazione come “detentore” del potere di orientare e formare l’opinione pubblica attraverso la scelta delle notizie. In un giornale, infatti, viene pubblicato solo quello che di pubblicazione viene ritenuto degno! Su internet ognuno pubblica ciò che vuole. Questo da un lato sa di democrazia, dall’altro di far west.
Internet offre a tutti indistintamente il libero e gratuito accesso ad un’informazione pluralista e questa è – a mio avviso - la più grossa conquista del web, insieme alla possibilità di interagire direttamente con la fonte. Ma dietro la pluralità delle fonti, spesso può nascondersi l’insidia dell’inattendibilità. I tempi della comunicazione su internet sono così veloci che spesso l’aggiornamento in tempo reale finisce per mortificare l’accuratezza dell’informazione. Le bufale sul web viaggiano alla velocità della luce! Non sempre accade, ma è un rischio.
Vedo nel futuro della professione l’integrazione necessaria tra la vecchia e la nuova maniera di informare poiché rispondono ad esigenze diverse dell’utente. La tecnologia digitale garantisce la rapidità dell’informazione e la gratuità dell’accesso, i giornali offrono, invece, la possibilità di approfondire le notizie e assumere nei loro confronti un atteggiamento “critico”.
*Attualmente collabora per il quotidiano di informazione politica ed economica “Quotidiano di Sicilia”. Cura nel contempo la gestione di uffici stampa e pubbliche relazioni per enti pubblici e società private.
In passato ha collaborato con Ansa, La Sicilia, Giornale di Sicilia, WWF ricerca e progetti, TGS, Università degli Studi di Palermo.
1 commento a “Una verità da sbucciare”
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