22 Luglio 2008

Amarcord di una domenica a Cascia

di Leonardo Guerrini (Blog Cascia. Racconti di Viaggio)

Ricordo con immensa nostalgia una domenica di estate, in cui partimmo in gruppo per raggiungere Cascia. Era l’estate del 1999, o almeno credo; comunque nel periodo dopo il terremoto che colpì le aree a cavallo tra l’Umbria e le Marche.

La solidarietà era stata la parola d’ordine nelle aree colpite. Nei mesi successivi al sisma arrivarono molti volontari dalle diocesi lombarde. Noi “indigeni” ricambiammo l’opera di questi straordinari ragazzi. Uno dei modi fu quello di portarli a visitare le nostre città. Dunque, quella domenica fu la volta di Cascia. La comitiva, partita in spedizione, era alquanto variegata: io, un mio compaesano, tre ragazze che erano venute da Mantova e il parroco del mio paese.

Arrampicandosi su per la strada sellanese, l’afa opprimente di Foligno lasciò lentamente il posto alla frescura montana. Dopo circa 40 minuti eravamo già a Cascia. Ci accolse il maxi-parcheggio posto ai piedi della città, già in parte colmo dagli autobus e dalle auto dei devoti di Santa Rita.

Scesi dalle nostre automobili, subito si delinearono le gerarchie comportamentali all’interno del gruppo. Il mio parroco prese in mano la situazione e la testa del compagnia, iniziando ad illustrare gli scorci e le opere artistiche che progressivamente ci trovammo di fronte mentre salivamo per le strette vie. Iniziai ad ascoltarlo. Le ragazze e il mio amico, invece, furono attratti dalle bancarelle, cercando tra souvenir e immagini sacri qualcosa da regalare e conservare.

santuario-santa-rita.jpgDopo venti muniti eravamo già davanti al Santuario di Santa Rita, tra la folla che si affrettava a partecipare alla messa del pomeriggio. Chi di noi non partecipò alla funzione, si trovò ad un certo punto a cantare, assieme ad un gruppo di scout armati di chitarra, canzoni d’altri tempi. Dopo la celebrazione, decidemmo di andare a Roccaporena, la vicinissima frazione in cui la Santa nacque nel 1381. La strada fu breve ma tortuosa; comunque arrivammo senza problemi in pochi minuti. In questo paesino la vita è tutt’altro che spenta. Nella stagione estiva, infatti, ai pellegrini si aggiungono i tifosi di calcio. No, non sto scherzando, è proprio così! Per via del clima fresco e della tranquillità che il paese offre, ogni estate arrivano diverse squadre di calcio per il tradizionale ritiro pre-campionato. Le mie amiche lombarde dovettero essere “calmate” più volte, dall’entusiasmo provato nel vedere tanti bei ragazzi.

Ci dirigemmo verso lo Scoglio della Preghiera, il punto più isolato ed alto, dove Rita amava isolarsi per pregare. Raggiungibile soltanto a piedi, in cima si trova una cappella. Combattendo la mia datata acrofobia, a fatica raggiunsi la cima; ma godetti di un panorama spettacolare che mi fece dimenticare lo sforzo. La tappa seguente fu nell’Orto del Miracolo. La leggenda vuole che nel Quattrocento, tra il freddo e la neve, crebbe e sbocciò una rosa, insieme a due fichi. Il miracolo avvenne poiché Santa Rita, ammalata, espresse il desiderio di mangiare questi frutti estivi.

Dopo una breve sosta al bar per rinfrescarci, ci congedammo con rammarico anche da Roccaporena. Il ritorno in auto fu animato da due opposte conversazioni. Da un lato, riflessioni di stampo mistico e religioso, in cui il nostro parroco commentò ciò che avevamo veduto. Contemporaneamente, in maniera quasi clandestina, sottobanco, i commenti delle ragazze sui calciatori e le loro virtù estetiche. In particolare, l’oggetto del contendere era il primato del ragazzo più bello tra quelli sedute al bar di fronte a noi. Su queste disquisizioni, né io né il mio amico esprimemmo pareri a riguardo!

Passai un’ottima domenica. Il retrogusto del ricordo, però, è un poco amaro. Appena tornato a casa, infatti, poco prima di cenare, una lieve scossa sismica turbò per l’ennesima volta il nostro precario senso di tranquillità da poco ristabilito. L’ennesimo avvertimento che non tutto era tornato come prima e la terra tremava ancora.

(Foto di Beyond Forgetting in licenza Creative Commons)

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1 commento a “Amarcord di una domenica a Cascia”

  1. Sara Radicia scrive:

    questo ricordo sa proprio di dolce-amaro, mi fa venire tristezza pensare a quella pagina della nostra umbria. Mi ricordo com’era prendere il treno qualche anno dopo e vedere Colfiorito che ancora non riusciva ad alzarsi dalle macerie…che pena

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