29 Agosto 2008

Un prezioso diadema di nome Perugia

di Anna Di Maio (Blog Perugia. Racconti di Viaggio)

La porta dell’autobus si richiuse alle mie spalle mentre davanti ai miei occhi si dipanava la lunga ed erta salita. Camminavo con la mia pesante valigia sul ciglio della strada, dove da poco era stato applicato lo strato di asfalto dal colore nero lucido. Alberi di pino e piante da sottobosco in bilico sul baratro mi accompagnavano lungo il cammino. Non un marciapiede, non una recinzione, proseguivo a tentoni nella penombra cercando di prestare attenzione a dove mettevo i piedi.
Arrivata in cima alla collina mi attendeva uno spettacolo mozzafiato: alla mia sinistra adagiata come un diadema sul picco della vicina altura, illuminata dalla luce della luna, con l’aria sonnecchiante la città di Perugia mi dava il benvenuto.

L’indomani mattina quando spalancai le imposte ebbi un sussulto: il paesaggio durante la notte era mutato, la città aveva assunto un nuovo volto, la neve candida si era adagiata dolcemente sui tetti delle case, sui campanili delle chiese, sull’erba fresca. Nell’aria gelida qualche fiocco di neve che ancora vagava cullato dal vento silenziosamente si posava sul davanzale della mia finestra.
Riparata dal cappotto, dall’ampia sciarpa di lana e dal cappello dalle tinte scozzesi, affrontai la discesa con l’eco dei miei stivali che rimbombava rompendo la calma e la tranquillità di quei luoghi.

Raggiunsi il centro a bordo dell’autobus, che risaliva per le strette curve della collina con estrema disinvoltura, annunciando a colpi di clacson il suo passaggio. Con lo stomaco in gola arrivai in Piazza Italia.
Poco distante la Rocca Paolina faceva bella mostra di sé: marchio permanente della sconfitta subita dai Perugini contro il potere ecclesiastico. Un tempo sorgeva minacciosa sovrastando con la propria imponenza l’intera città, adesso, sventrata, viene attraversata nelle sue viscere dalle scale mobili che lentamente risalgono da Piazza Partigiani sino alla sommità del colle in Piazza Italia. All’interno della rocca lo sguardo viene catturato dallo stridore tra la ciclica risalita delle scale di moderna generazione e le mura antiche del baluardo pontificio. Nel forte contrasto tra passato e presente si avverte il malcelato intento dei Perugini di cancellare l’onta subita nei secoli addietro, divenendo ora la Rocca simbolo di novella rivincita.

Andai oltre vagabondando senza alcuna meta per il complesso dedalo di strade, lasciandomi catturare dagli indizi lasciati qua e là dal grande “mastro pittore” Pietro Vannucci detto il Perugino.
Perugia - Palazzo dei Priori con Fontana MaggioreLungo il corso dedicato al “meglio maestro d’Italia” - così definito da Agostino Chigi - una costruzione mastodontica faceva bella mostra di sé: era l’antico Palazzo dei Priori. Il grande portale era aperto ed entrai a curiosare nell’atrio. Mi accorsi che quella era la sede della Galleria Nazionale dell’Umbria, in un attimo feci il biglietto e di colpo entrai in un’altra dimensione: enormi quadri dai colori vivi ed intensi, Madonne dai volti delicati, eterei, con sguardi languidi e assorti nella preghiera.
Proseguii per le diverse sale espositive, non c’erano molte persone, così ebbi la possibilità di attardarmi ai piedi delle tele, accanto agli affreschi cercando di carpire anche il più piccolo particolare. Uscii dal museo carica di forti emozioni, estasiata per ciò che avevo visto.

Svoltato l’angolo mi trovai in Piazza IV Novembre. Risalii la gradinata ed entrai nella sala dei Notari. Le volte erano finemente affrescate, guardai in avanti cercando invano il tabernacolo per farmi il segno della croce, ma non vidi nulla.
Un’espressione di costernazione dovette impossessarsi del mio volto. Proprio in quel momento accanto a me comparve un vecchio, con un lungo cappotto scuro e dalla barba canuta, che nell’intuire la mia esitazione iniziò a spiegarmi che in quella sala si svolgevano un tempo le assemblee popolari del Comune e che verso la fine del Cinquecento divenne sede dell’Arte dei Notai, da cui il nome. Era un professore in pensione, appassionato della storia della propria città e desideroso di trasmettere la sua enorme cultura ai posteri.
Mi parlò delle catene poste sulla facciata all’ingresso della sala dei Notari dove erano stati inseriti i chiavistelli e le chiavi delle porte di Siena prese dai Perugini intorno al Trecento, dopo la battaglia di Torrita. Proseguimmo in una lunga dissertazione sul simbolo della città, il “grifo perugino”, che nell’iconografia viene affiancato al “leone guelfo”, retaggio del dominio pontificio sulla città.
Al termine della nostra chiacchierata, mi consigliò un buon pranzo in un ristorantino nella piazza, proprio di fianco alla Fontana Maggiore.

Così, dalla grande finestra che dava sulla fontana, col volto assorto nel risotto al tartufo, il cui caldo aroma mi invadeva l’anima, guardavo distrattamente il via vai di gente che camminava per la piazza nella pausa mattutina.
Il tempo di gustare un’insalatina a base di farro, rucola e aceto balsamico, servita insieme a gustose bruschette e di affondare il cucchiaino in una spettacolare mousse al cioccolato, e riprendevo il mio cammino.

Perugia - Pozzo etruscoProseguii oltre e seguendo la segnaletica stradale arrivai nei pressi del Pozzo etrusco. Attraverso uno stretto cortile giunsi innanzi all’entrata. La penombra in cui era avvolto l’ambiente rendeva ancor più suggestiva la discesa attraverso gli umidi scalini. Una passerella permetteva di guardare dall’interno la cisterna dove un tempo veniva stipata l’acqua per la città. Le mura all’interno trasudavano acqua, un piccolo rivoletto scendeva dalle pareti rocciose della cisterna fino a toccare il fondo, nel mentre striature di muschio davano un tocco di colore all’ambiente.
Dal ponticello, sospesa nel vuoto con gli occhi chiusi, dopo aver pensato intensamente, lanciai una monetina affidandole frammenti di pensieri e desideri, sicura che tra quelle umide mura sarebbero stati custoditi per sempre.

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5 commenti a “Un prezioso diadema di nome Perugia”

  1. Sara Radicia scrive:

    Bravissima mi è piaciuto molto questo articolo!

  2. Anna Di Maio scrive:

    Ciao Sara,
    grazie mille per i complimenti.
    Apprezzo tantissimo il tuo modo di raccontare i posti che hai visitato…si sente che sono vissuti in prima persona!
    Grazie ancora e a presto

  3. nik scrive:

    anche a me è piaciuto molto!!

  4. Anna Di Maio scrive:

    Grazie mille, Nik :-)

  5. Sara Radicia scrive:

    Grazie sono felice che ti piaccia come scrivo!

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