2 Novembre 2008

Narni corre per un’anello d’argento

di Sara Radicia (Blog Narni. Racconti di Viaggio)

E’ stata sicuramente una delle più belle domeniche di primavera che abbia trascorso quest’anno. Un clima favorevole coronò la giornata della corsa dell’anello a Narni.

Il paese si trova su una sporgenza di roccia, in un luogo aspro da raggiungere, ma immerso nel verde e pieno di bellezze paesaggistiche. La corsa all’anello è l’evento clou di una festa che si svolge nel periodo della ricorrenza di San Giovenale, che fu il primo vescovo di Narni ed è il patrono della città. La manifestazione ha origine da una cerimonia tradizionale medievale, e come molti dei pali che ogni anno si ripetono in tutta l’Italia è un’occasione in cui la popolazione rinverdisce il passato fasto della propria regione e lo fa sempre con orgoglio.

In passato questo era il giorno in cui le autorità dei vari Castelli che erano sottoposti alla giurisdizione di Narni si riunivano per celebrare il patrono con feste e giochi durante i quali era data la possibilità ai giovani in possesso di un cavallo di distinguersi per l’abilità militare. Lo scopo era quello di forgiare dei buoni soldati e cavalieri, che potessero servire per la difesa della città, e premiare i più abili.

La corsa avviene la seconda domenica di maggio, ma l’intero percorso delle iniziative dura per tre settimane con sfilate, cortei storici e iniziative in costume. Durante quella che è “la preparazione” all’evento principale la gente, soprattutto i giovani, si ritrova nelle taverne per una cena e per fare pronostici, per caricare l’animo di tutta la contrada in attesa della sfida vera e propria. Le specialità culinarie sono a dir poco meravigliose, come i tipici manfricoli, una pasta all’uovo che in altre parti dell’umbria è chiamata umbricelli.

La tensione si avverte già in questi giorni precedenti, con frizzi e lazzi verbali e scherzi goliardici che sono fonte di divertimento sia per i contradaioli che per il turista che vi assiste. Prima della gara, due iniziative importanti particolarmente interessanti preparano lo svolgersi della tenzone: la lettura del banno, che richiama i cavalieri a sfida, e l’imponete sfilata di figuranti che raggiunge la cattedrale con i ceri in offerta a San Giovenale, con i rappresentanti delle autorità comunali, ecclesiastiche e delle famiglie nobili.

Agli inizi, attestati circa al trecento, il palio si teneva in Piazza dei Priori, ma oggi questo si tiene nello stadio di San Girolamo, che quel giorno era gremita di persone, cariche d’elettricità e che parlavano un miscuglio di vari dialetti umbri, per lo più ternano e naturalmente, narnese.

Lo scopo della gara è infilare con la lancia l’anello d’argento sospeso a due funi davanti al Palazzo del Comune. I cavalieri devono percorrere un circuito, sul quale sono posti gli anelli in questione in successione, in modo da infilarne tre. Appena un cavaliere riesce nell’impresa tutti gli altri anelli cadono e di conseguenza viene proclamato il vincitore.

I cavalieri, ognuno con il costume bicolore della contrada si preparano a correre, due per volta: le persone trattengono il fiato finché i primi tre anelli non vengono infilati dal cavaliere. Io non riesco a capire bene chi abbia vinto la prima tornata con tutta la gente che ho davanti ma sento le grida di incitazione degli altri spettatori e so che devono essere effettuate tre corse e che alla fine ci sarà un’ulteriore gara per decretare il miglior cavaliere. I cavalli mi passano davanti a grande distanza e riesco solo a vedere i costumi colorati ma non l’anello e sto per perdere la speranza quando costretta dalle sgomitate della gente accalcata mi devo allontanare, ma un boato mi giunge alle orecchie: “Mezule! Mezule!” e una orda di giovani decorati di bianco e nero si riversano per le strade.

La sera era alle porte e state sicuri che nella loro taverna i festeggiamenti sono andati avanti ben oltre l’orario di chiusura!

(Immagine tratta dall’opuscolo Programma 2008)

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