30 Gennaio 2009

Una visita nello spazio e nel tempo, in una città di mare

di Longobardo Lorena (Blog Brindisi. Alla Scoperta della nostra Italia)

Situata all’interno di una larga insenatura, su un promontorio che divide due rami di mare, Brindisi costituisce da secoli un ottimo porto naturale, l’unico sicuro e ben protetto della costa adriatica.
La città ha tratto beneficio dalla sua posizione geografica e dal suo rapporto col mare, che l’ha resa un crocevia di popoli e civiltà diverse: la sua collocazione “al tacco dello stivale” ne ha fatto, fin dall’antichità, il principale scalo verso l’Oriente.

Stemma cittadino

Stemma cittadino

Questa vocazione portuale fu sfruttata già dal VII a.C. per i commerci con l’altra sponda dell’Adriatico, poi dai Romani, dai cavalieri crociati e dai mercanti veneziani e, ancora oggi, dai turisti diretti in Grecia.
Il toponimo latino Brundisium, ricalcato sul greco Brentésion, deriverebbe dalla curiosa forma ramificata del suo porto, che ricorda la testa di un cervo. Da qui lo stemma cittadino raffigurante una testa di cervo dalle lunghe corna sormontata dalle due colonne romane, tuttora esistenti, che segnavano ai naviganti il termine della Via consolare Appia.

Dal II secolo a.C. Brindisi infatti, divenuta municipio romano, fu collegata direttamente a Roma grazie al prolungamento della Via Appia e alla successiva apertura della Via Traiana, che raggiungeva l’Appia a Benevento. Divenuta base navale delle flotte da guerra romane, la città fiorì rapidamente anche come emporio commerciale e punto di transito obbligato verso le province orientali. Nonostante l’importanza avuta in età romana, Brindisi, allora ricca di monumenti, conserva poche tracce risalenti a quel periodo.

Colonne romane

Colonne romane

Oggi si può ammirare una delle due colonne del I d.C. che segnavano il punto terminale della Via Appia e rappresentavano un punto di riferimento per i naviganti dell’epoca. Il suo fusto marmoreo, collocato in cima ad una scalinata di 52 gradini, su di un terrazzo dal quale è possibile ammirare un bellissimo panorama del porto, si erge come un faro coi suoi 19 m. di altezza e culmina in un capitello decorato da tritoni e busti di Giove, Nettuno, Pallade e Marte.

Della colonna gemella, crollata nel 1528 e regalata ai Leccesi per reggere la statua di S. Oronzo, resta oggi soltanto il basamento. Su una parete del belvedere un’epigrafe ricorda che nel 19 a.C. lì morì Virgilio, reduce da un viaggio in Grecia.
Partendo da qui, il nostro itinerario pedonale prosegue per via Colonne, mediante la quale si penetra nelle vie anguste della città vecchia, che occupa la parte più alta del promontorio. Passando sotto il campanile barocco, attraverso un arco ogivale, si arriva in piazza Duomo.

Duomo

Duomo

La Cattedrale romanica, venne innalzata nel XII secolo, ma dopo il terremoto del 1743, fu riedificata quasi del tutto. Il suo interno, a croce latina a tre navate conserva, nei pressi dell’altare maggiore, ciò che resta del pregiatissimo pavimento a mosaico del 1178, ossia la raffigurazione di animali fantastici; le parti mancanti rappresentavano scene del ciclo carolingio e della Chanson de Roland.
Nel 1225 si celebrarono qui le nozze tra Federico II e Jolanda di Brienne, regina di Gerusalemme.
L’imperatore dotò, inoltre, la città di una rocca, il cosiddetto Castello svevo, costituito da un mastio quadrato con torri angolari, oggi sede del Comando Militare della Marina.

Nel vicino Museo Diocesano sono conservate, in una teca d’argento, le reliquie del patrono di Brindisi, San Teodoro d’Amasea, e un’idria in pietra che, secondo la tradizione, fu portata dai Crociati di ritorno dalla Terra Santa. Si dice che quest’ultima sarebbe una delle sei anfore usate da Gesù per tramutare l’acqua in vino durante le nozze di Cana. Come già accennato, nel Medioevo il porto di Brindisi divenne un’importante luogo di transito di crociati e pellegrini che da lì s’imbarcavano per Gerusalemme.
Essi erano soliti portare con sé, al ritorno, importanti reliquie che andavano man mano ad arricchire il tesoro della Cattedrale. Ricche sono le testimonianze architettoniche ed artistiche che attestano i rapporti di scambio tra mondo occidentale ed orientale.

Sulla sinistra del Duomo vi è il cosiddetto Portico dei Cavalieri Gerosolimitani, ossia i resti di un edificio del XIV sec. appartenuto all’ordine dei Templari, consistente in due campate con volte a crociera e arcate ogivali sostenute da pilastri e da una colonna con capitello bizantineggiante. Esso costituisce oggi l’accesso al Museo Archeologico “F. Ribezzo”, nel quale sono conservati i reperti affiorati dagli scavi fatti in territorio brindisino.

Chiesa del Casale

Chiesa di Santa Maria del Casale

Dal nucleo originario della città, percorrendo via Tarantini, si arriva alla chiesa di San Giovanni al Sepolcro, gioiello di architettura normanna (sec. XI) con pianta a ferro di cavallo, eretta dai Templari su un primitivo edificio paleocristiano.
Dopo aver visitato il centro storico, il nostro itinerario prosegue in auto: seguendo la strada che conduce all’aeroporto Brindisi Casale, a circa 3 km dal centro, raggiungiamo uno dei più insigni monumenti brindisini: la splendida, ma isolata, chiesa di Santa Maria del Casale.

Essa fu fondata agli inizi del ‘300 da Filippo d’Angiò, principe di Taranto, e dalla moglie Caterina di Valois, di ritorno dall’Oriente con lo scopo di essere esauditi nel voto di avere un figlio. Simbolo del tramonto dell’architettura romanica e della nascita di quella gotica, la chiesa fu sede del processo che portò, nel 1312, allo scioglimento dell’ordine dei cavalieri Templari.
Notevole per la sua vivacità cromatica è la facciata a capanna, decorata da fasce policrome; l’elegante effetto è ottenuto dalla combinazione di conci di pietra bianca di Carovigno con la pietra dorata del carparo salentino, che crea un’originale orditura geometrica fatta di motivi disposti a scacchiera, a fasce e a onde.

L’interno è a croce latina con un’unica grande navata, coperta da un tetto a capriate e da una volta a crociera sull’abside. Le pareti sono in gran parte rivestite di affreschi votivi trecenteschi che oscillano tra la maniera bizantina e la lezione gotica giottesca. La maggior parte di essi fu commissionata da pellegrini, di nobili origini, che proprio a Brindisi si imbarcavano per l’Oriente ed anche da Crociati che usavano affidare le fortune della loro traversata oltremare alla Vergine, come buon augurio per il viaggio sia d’andata che di ritorno.

E’ bello, per il turista, addentrarsi nella città vecchia e perdersi nel dedalo di viuzze del borgo, soprattutto ad agosto quando nella Brindisi deserta e silenziosa si respira un’atmosfera surreale.

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