24 Febbraio 2009

Uno scatto tra le nevi e i camosci

di Emanuela De Fazio (Blog Cogne. Racconti di Viaggio)

La vallata

La vallata

Fine gennaio: neve, tempo libero, alcune persone con cui passare una giornata. La nostra meta per andar con le ciaspole questa volta è Cogne ed esattamente una delle sue frazioni: Val Nontey.

La partenza è all’alba – per me distruttiva – ma fortunatamente dormo per tutto il tragitto. Fuori dall’autostrada ci fermiamo in un paesino a comprare dei panini per la giornata e poi ripartiamo ormai carichi del desiderio di neve.

La frazione che si presenta prima di entrare a Cogne è abbastanza suggestiva, possiede varie rotonde e ognuna è ornata da diverse sculture. Una raffigura tre sciatori – molto simbolica direi! – un’altra invece, riporta un meccanismo della funivia!

Cogne è situata al cospetto del massiccio del Gran Paradiso che dà il nome all’omonimo Parco Nazionale e fa parte della Comunità Montana Grand Paradis.
Interessante è come le molte indicazioni siano scritte in italiano con sotto la medesima dicitura in francese e, pian piano che ci si avvicina al confine, si trova il contrario sino poi – ovviamente - a sole indicazioni in lingua francese.
Particolarità a parte, proseguiamo ed entriamo nel cuore della cittadina che possiede l’unico massiccio di 4000 metri situato completamente nel territorio italiano.

un attento osservatore

Un attento osservatore

Per arrivare in città, non possiamo fare a meno di notare un enorme muro contenitivo costruito su una altura, utilizzato per bloccare la possibile neve che cade e quindi proteggere la strada sottostante.
Ci fermiamo in una delle tante frazioni, in Val Nontey appunto, lasciamo l’auto in un parcheggio situato all’inizio dei vari percorsi e ci avviciniamo ad altri giovani e meno giovani avventurosi.
Alcuni come noi si mettono le ciaspole altri, invece, prendono tutti gli attrezzi per le arrampicate sulle cascate di ghiaccio.

Inizia così la vera avventura per la valle di Cogne. E’ immensa, bianca, i percorsi sono splendidamente segnati e riportano sia la difficoltà dello stesso, sia il tempo che si impiegherà per arrivare ai vari rifugi.
Abbiamo da poco iniziato il nostro cammino e subito ci imbattiamo in alcuni splendidi camosci.

E’ strano come questi ci osservino tranquillamente; addirittura ho tutto il tempo di prendere la macchina fotografica e loro sono ancora lì, come in attesa di uno scatto per essere immortalati. Ovviamente, approfitto del loro egocentrismo e gli faccio una sorta di book fotografico.
Poco dopo i miei amici mi incitano a proseguire il cammino e perciò sono costretta a lasciare il camoscio e a seguirli repentinamente.

Il sole non splende nel cielo, ma in montagna non si scherza e  bisogna sempre mettersi una buona crema per non rischiare di rimanere ustionati… e lo dico per esperienza!

Armi a terra

Armi a terra

Arriviamo in un punto abbastanza alto da dove è possibile osservare tutta la vallata. E’ spettacolare!
I tetti sono tutti imbiancati e le tipiche casette sono una accanto all’altra, come se si volessero scaldare a vicenda sotto tutto questo biancore, mentre gli alberi di larici rossi li circondano da ogni parte. Sembra quasi finto.

La quiete e tutto questo bianco fa quasi male agli occhi, ma noi decidiamo di proseguire. Mi piace come le nuvole si posizionano nel cielo; mi piace questa immacolata vallata e i nostri sforzi per attraversarla!
E’ veramente grande e tra tutta questa neve e le sue varie frazioni c’è da perdersi. Sinceramente non avevo la più pallida idea di quanto fosse vasta, pensavo fosse un piccolo comune di montagna e invece è l’esatto contrario!

Qualche ora dopo, siamo giunti fino al rifugio e dopo esserci rifocillati siamo tornati alla macchina.
Lì c’era una bella fontanella con dell’acqua gelida che continuava a scorrere e io non fui mai così felice di vederne una!

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