10 Marzo 2009

La città delle belle donne

di Giampaolo Nanula (Blog Molfetta. Alla Scoperta della nostra Italia)

Il porto di Molfetta

Il porto di Molfetta

Posta fra l’Adriatico e lo Ionio, la Puglia è quasi un’isola; i suoi 784 km di costa sono puntellati di splendidi borghi marinari.

Gente di mare quindi i pugliesi, arditi mercanti che per secoli hanno solcato i mari trasportando mercanzie verso oriente fino a Bisanzio, Gerusalemme e oltre.
Ma fra tutte una città spicca per il suo rapporto stretto e speciale con il mare: Molfetta, la città delle belle donne.

Come sempre succede, il perché di questo detto non è conosciuto con certezza. Forse la bellezza delle donne (che sono belle sul serio) è dovuta all’importanza del porto, dove arrivavano marinai da ogni dove portando con se sangue fresco e geni nuovi.

Fatto è che il porto di Molfetta ha rivestito per secoli un’importanza strategica nell’area adriatica, soprattutto nella cantieristica. I maestri d’ascia molfettesi erano noti in tutto il mediterraneo per essere eccelsi costruttori di barche e bastimenti. Quindi: mogli e buoi dei paesi tuoi, ma la nave si andava a comprarla a Molfetta. Il dover seguire l’andamento dei lavori da parte del committente necessitava sicuramente frequenti visite e lunghi soggiorni in città da parte di forestieri e non è difficile immaginare tresche amorose con le belle del luogo.

Per quanto la pesca non rappresenti più il settore trainante dell’economia locale, i cantieri navali cittadini sono ancora attivi. Posizionati sul lato sinistro della banchina portuale (quindi diametralmente opposti rispetto al Duomo) valgono comunque una visita, anche se non avete esattamente intenzione di acquistare un peschereccio nuovo di zecca. Potrete così gustarvi l’autentico dialetto mulfiettese, così stretto da risultare quasi incomprensibile per chiunque altro.

Poco distante sorge il complesso della Basilica della Madonna dei Martiri, fondato nel XII secolo da Guglielmo II, ma pesantemente riadattato nel corso dei secoli. All’interno è venerata una madonna bizantineggiante, secondo la tradizione portata in città dai cavalieri crociati, ma da attribuire in realtà ad un epoca di molto successiva. L’icona è (poco sorprendentemente) protettrice dei marini.
Desta interesse anche una riproduzione del Santo Sepolcro realizzata per conto di un ricco molfettese, Bernardino Lepore, nel 1503, con 62 pietre portate dalla Terra Santa.
Accanto vi è una struttura detta Ospedale dei Crociati, di funzione incerta ma sicuramente risalente al periodo delle crociate.

Volgendosi verso il centro storico spicca l’insolita figura dell’antica Cattedrale, oggi Duomo, dedicato al patrono San Corrado; affiancato dalla grande mole dal palazzo dell’antico Seminario.
Quest’ultimo è stato rimaneggiato più volte, come testimoniato dalla grande varietà architettonica di finestra ad arco e balconi sorretti da archetti ed altri ancora diversi; il palazzo forma un tutt’uno con l’attiguo palazzo vescovile e cela di fatto l’intero centro storico.

Il Duomo di Molfetta venne eretto intorno alla metà del XII secolo secondo le regole dello stile romanico pugliese, frammiste a elementi di arte araba e bizantina. Ha ricoperto la funzione di Cattedrale fino al 1785, quando ormai troppo angusto per le esigenze di culto, la cattedra vescovile è stata trasferita nella Chiesa dei Gesuiti. La struttura appare anomala, la facciata principale manca di cuspide ed è molto più semplice di quella posteriore e ciò induce a supporre che sia avvenuto un cambiamento di fronte.
Quasi schiacciata in un angusto vicolo la parte posteriore è sicuramente la più bella.
E’ da notare l’apparente assenza delle absidi, in realtà presenti - come si scoprirà all’interno - ma celate da un muro alla maniera tipica del romanico-pugliese; così come la copertura risolta da tre cupole in linea coperte da piccole pietre (dette chiancarelle che non possono non far pensare ai celebri trulli di Alberobello) a formare tre piramidi.
L’interno è semplice e sobrio, ma non manca di sorprendere con felicissimi momenti decorativi, come la straordinaria sequenza posta alla base del tamburo della cupola, in corrispondenza del presbitero.

Così come degna di nota è l’insolita acquasantiera detta “del saraceno” posta al lato dell’attuale entrata, al cui interno ritroviamo un antichissimo simbolo cristiano: il pesce. Manca la cripta, tipico elemento delle coeve cattedrali romanico pugliesi. Anche questo indizio sembra indicare un cambio di progetto in corso d’opera che ha indotto i costruttori a rovesciare l’ingresso della chiesa: ma perché?
Forse un cedimento strutturale dovuto alla vicinanza del mare, un tempo ancora più vicino

L’antica Molfetta, infatti, sorge su quella che è stata sicuramente un’isola, come appare evidente guardando una cartina. È possibile entrare o uscire dal centro storico solo in tre punti, non molto distanti fra loro. Inoltre il borgo antico ha una struttura semplicissima a spina di pesce. Perdersi è del tutto impossibile. Tutte le strade partono o arrivano in una strada principale dal nome curioso: via Piazza.
Si tratta dell’antica piazza posta al centro del paese, ristrettasi nel corso dei secoli per l’avanzare delle costruzioni, fino a diventare una semplice strada. Sarà quindi piacevole girovagare per i vicoli stretti e contorti, mai completamente dritti in modo da spezzare la forza del vento che soffia dal mare, che per quanto celato dagli alti muri delle case dista solo pochissimi metri.

Per renderci conto di ciò raggiungiamo il Torrione Passeri, una piccola fortezza di forma cilindrica edificata in epoca rinascimentale. Vi si accede (gratuitamente) attraverso un palazzo nobiliare, Palazzo Gadaleta posto in Via Sant’Orsola. Dal terrazzo vi si ammira la vera Molfetta.

Pulo di Molfetta

Pulo di Molfetta

Uscendo dalla città si consiglia di fare sosta presso l’interessante sito detto il Pulo di Molfetta: si tratta di una specie di canyon o dolina di circa 170 metri di diametro e 30 di profondità, probabilmente risultante dal crollo della volta di un’antica grotta. Il sito è stato certamente abitato durante il neolitico come i molti ritrovamenti stanno a testimoniare.

Ricchissima la flora; per quanto riguarda la fauna, vi potrà capitare di vedere dei grossi uccelli verdi che sembrano dei pappagalli tropicali. In realtà… sono proprio pappagalli tropicali!
Fuggititi da chissà quale gabbia, liberi hanno cominciato a riprodursi ed oggi formano una grande colonia. Trovano nutrimento grazie all’abbondanza di uva e ulivi.

Pulo di Molfetta si trova fuori città in direzione di Ruvo di Puglia. Fortunatamente la strada è ben indicata da apposita segnaletica. Sfortunatamente è quasi sempre chiuso. Fortunatamente è facile scavalcare la recinzione. Sfortunatamente è stato facile scavalcarla anche per i vandali che hanno distrutto le strutture di accoglienza appena realizzate.

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