17 Settembre 2008

Gambrinus, una leggenda per Napoli

di Marcello Di Sarno (Blog Napoli. Interviste Varie)

L’architetto Fabio Mangone, curatore del volume “Il Gambrinus a Napoli” intervistato per Comuni-Italiani.it

Come nasce l’idea di un libro sulla storia del Gambrinus?
L’iniziativa parte dalla Provincia di Napoli, impegnata da tempo nel valorizzare e promuovere al meglio questo storico locale. Recentemente è stata portata a termine una preziosa opera di restauro dei locali, riportati ai fasti di un Gambrinus - Fabio Mangonetempo; mancava all’appello uno studio completo sulle origini del Gambrinus e sulla sua evoluzione nel tempo, in quanto da sempre considerato un’opera aperta.
Un tema, quello della tutela e valorizzazione dei locali storici, tornato d’attualità grazie a una legge nazionale.

Cos’ha rappresentato per Napoli?
Già la scelta del nome dà l’idea delle aspettative di chi lo ha realizzato. Il nome deriva dall’omonimo re germanico che secondo una leggenda fu l’inventore della birra. Il Gambrinus fu e resta una leggenda di Napoli, la culla artistica, letteraria, politica e mondana della città.
Le aspettative erano quelle di farne un luogo di ispirazione dell’arte e del pensiero e di confronto tra le elite della società. Qui altresì si è avuto il primo esempio di associazionismo femminile.

Il suo legame personale con lo storico locale di Via Chiaia?
Il volume rappresenta una continuazione del lavoro da me condotto, in qualità di storico dell’Architettura dell’800 e del 900, sulla figura di Antonio Curri: illustre ingegnere, allievo di Domenico Morelli, incaricato, nel 1890, dall’imprenditore illuminato Mariano Vacca di progettare il nuovo caffè, che avrebbe dovuto prendere il posto del Gran Caffè di piazza san Ferdinando.
Dal punto di vista personale sono legato da racconti, aneddoti e leggende che ascoltavo da piccolo dai miei familiari. Pensi che la mia bisnonna stava per vedere la luce proprio nelle salette del caffè, la madre presa dalle doglie del parto fu portata via poco prima di partorire.

Lei ha parlato di riempire gli spazi vuoti del Gambrinus affidandosi ad artisti moderni. Può spiegarci meglio?
Certamente. Da sempre il Gambrinus si è configurato come un’opera aperta che, come disse Domenico Morelli all’inaugurazione, “vale più di una galleria”. Questo è uno dei tanti meriti di questo caffè, quello di aver rappresentato per anni la vera e unica galleria d’arte contemporanea di Napoli, dove artisti e scultori di ogni epoca potevano Gambrinus - presentazione libroimprimere la propria impronta, raccogliendo le istanze del momento.
Ciò non vuol dire, ritornando al mio appello, che si debba snaturare la veste storica del caffè, ma arricchire quegli spazi rimasti vuoti ricollocandovi altre opere d’arte di spessore.

La memoria del Gambrinus, luogo di incontro e di confronto tra le elite della società partenopea, è un po’ la metafora di Napoli che ha smarrito la sua identità storica?
Direi che è la metafora di una Napoli in cui si dialogava di più. Un tempo, alle sette, il Gambrinus si animava di artisti, intellettuali, politici, signore della media e alta borghesia, che dibattevano tra un caffè e una birra. Un’occasione di amalgama tra le varie componenti della società partenopea che ha avuto risvolti importanti nella crescita sociale e culturale di Napoli.
Oggi il mondo della politica è svincolato da quello degli intellettuali e in tal senso il Gambrinus può rappresentare una spinta non soltanto simbolica al recupero di questo divario.

Che legame vede tra la celebrazione dell’antico ruolo del Gambrinus e il recupero della festa di Piedigrotta?
Il legame avrebbe potuto esserci sicuramente visto che il Gambrinus in passato è sempre stato un luogo promotore di Piedigrotta. Oltre al fatto che nelle sue salette sono state scritte decine e decine di canzoni, il caffè offriva un punto d’osservazione privilegiato sulla festa, dal momento che i suoi tavolini coprivano circa metà piazza Plebiscito. Ma bisognava prenotarsi con largo anticipo per trovarvi posto.
Come dicevo le due iniziative avrebbero potuto trovare una sintonia, un legame. Il problema è che viviamo in una città in cui le persone competenti non vengono interpellate, per un’operazione culturale di così grande spessore qual è la rivalutazione di Piedigrotta. Da questo punto di vista devo riconoscere che la Provincia rappresenta una felice eccezione per il modo in cui opera, nel sapere coinvolgere gli intellettuali.

Riferimenti:
“Il Gambrinus a Napoli” a cura di Fabio Mangone
testi di Fabio Mangone, Luisa Martorelli e Roberto Ciuni
Papaoedizioni (2008)

  • Segnala su: Inserisci nei preferiti del.icio.us segnalo OKNOtizie Google YahooMyWeb Facebook Technorati

Scrivi un commento

Per inviare un commento devi fare il login.

Articoli nei Comuni Vicini: Casoria (1), Afragola (1), Grumo Nevano (1), Portici (3), Casalnuovo di Napoli (3), Ercolano (2), Giugliano in Campania (1)