29 Dicembre 2008

Trieste contro vento

di Sara Radicia (Blog Trieste. Interviste Varie)

Maddalena Mayneri

Maddalena Mayneri

Maddalena Mayneri, giornalista e organizzatrice del “Festival Internazionale del Cortometraggio” racconta la sua Trieste: luogo di ricordi indelebili e fonte inesauribile di cultura. Poco aperta al cambiamento, conserva in sé il fascino e il mistero che ha ammaliato registi e produttori cinematografici che l’hanno scelta come teatro per le loro pellicole.

Come descriverebbe la sua città?
Trieste è una città fantastica, piena di voglia di vivere, con una cultura che non si esaurisce mai; una città che ti rimane nel cuore per sempre e quando la abbandoni ti rimane un vuoto incolmabile.

Quali sono a suo giudizio i luoghi più belli di Trieste?
Piazza Unità d’Italia credo sia la più affascinante d’Europa: affacciata sul mare con il Molo Audace, sembra indicare ai triestini che il mare è loro e di nessun altro.
San Giusto, la Cattedrale e il Castello di Miramare sono i simboli odierni di Trieste, ma nulla hanno a che vedere secondo me con le vie della città vecchia e gli angoli sconosciuti dove si respira una storia d’altri tempi.

Se io fossi una turista che vede per la prima volta la città, che cosa dovrei assolutamente visitare?
Sicuramente i musei Revoltella e Carso, oppure i teatri della Cavana, Muggia nonché il Castello di Duino.

Ci racconti un episodio della sua vita legato alla città.
Tutta la mia vita è legata a Trieste, ma forse quello più importante è stato quando, dopo essere stata via per 10 anni, ci sono tornata con il mio festival. E’ stata una decisione dura da prendere perché purtroppo non è una città di giovani e iniziare una nuova attività era rischioso. Ma è andata bene proprio perché Trieste è una città che ama la cultura, nelle sue svariate accezioni.

Cos’è che lei ama di più?
La bora, il mare, il clima, l’estate, i teatri, la gente: amo tutto quello che la città mi offre.

Cosa invece cambierebbe?
Molte cose, tra cui la poca fiducia delle aziende nella nostra città. Cercherei di sviluppare la zona del Porto vecchio e la farei diventare un polo culturale di primo livello; aiuterei i giovani non costringendoli a scappare; cercherei di convincere chi crea i collegamenti (aerei e treni) che Trieste ha bisogno di puntare sul turismo e non può limitarsi ad avere un ruolo di città di passaggio per chi va in Slovenia o altrove; creerei nuovi alberghi e tante strutture ricettive che, in realtà, mancano.

Quale il momento storico cittadino che più ama ricordare?
Il 26 ottobre 1954, giorno in cui Trieste ritorna a essere Italiana.
Ho prodotto un cortometraggio dal titolo “Per Agnese” con Ricky Tognazzi, che riguarda proprio questo evento e con questo abbiamo vinto un premio al Festival di Venezia.

Come vede il futuro di Trieste?
Spero che sia sempre più affascinante e che si svegli un po’ per rendersi finalmente conto che, per andare avanti, bisogna cambiare e modernizzarsi. In che modo? Crescendo insieme al mondo che ci circonda e non nascondendosi dietro un paravento, come spesso fanno i triestini. La città ha bisogno di aziende che credano in essa e nelle persone che la abitano, aiutandola a far uscire fuori tutte le sue potenzialità. L’Università Nazionale, per esempio, è molto valida ma i laureati scappano e migrano in città che offrono maggiori opportunità lavorative. Ecco vorrei tanto che ciò finisse e che i ragazzi trovassero lavoro qui!

Scelga un film girato a Trieste che secondo lei la rappresenta.
Sono troppe le pellicole girate per sceglierne una. Anche perché, grazie alla Film Commission FVG, tantissime case di produzione italiane e straniere decidono di girare i loro film a Trieste per le splendide locations che la città offre, dal mare alla campagna e alla montagna. Basta vedere l’ultimo film di Salvatores!

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