19 Gennaio 2009

Un grande palcoscenico in attesa di essere valorizzato

di Sara Radicia (Blog Foggia. Interviste Giornalisti)

Salvatore de Martino

Salvatore de Martino

Salvatore de Martino, giornalista e direttore responsabile di “Gente di Foggia“, intervistato su Foggia per Comuni-Italiani.it

Cos’è che l’ha spinta a fare il giornalista e che rapporto ha con il suo territorio?
Fare il giornalista è una di quelle cose che hai dentro e che nessuno ti può togliere, anche quando hai momenti vuoti e, cioè, quando non scrivi per nessuna testata. Io il giornalista lo faccio da bambino, iniziai scrivendo per il giornalino della scuola che pubblicavamo in copie limitatissime e che vendevamo ad offerta libera.
Però al giornalismo mi lega la passione per la verità e per la libertà. Questo è l’insegnamento di Beppe Alfano, un collega che non era iscritto all’Ordine come lo sono io, ma combatteva per la verità, la stessa che lo ha portato alla morte per mano mafiosa. Ecco che cosa è il giornalismo per me: la ricerca della verità.
Il territorio foggiano è un insieme di opportunità ancora non sfruttate, a livello economico, politico, territoriale, ma è anche una terra che dimentica facilmente, che sana nel peggiore dei modi le sue ferite, che troppo presto dimentica il sacrificio di alcune persone valorose che hanno fatto tanto e dato troppo per migliorarla.
Tuttavia è anche un territorio di estrema generosità e capacità e con ciò mi riferisco alle donazioni di sangue, all’impegno per la ricerca scientifica, all’università in forte crescita.

Quali sono i luoghi che ama di più della sua città?
Ho vissuto per 25 anni sempre nella stessa casa e quando apro la finestra della mia camera vedo il Parco San Felice. E’ il posto dove ho giocato a calcio da piccolo, dove vado a fare jogging, dove passeggio per liberarmi delle tossine e dalla tensione prima di incontri importanti. Ed è anche quello a cui sono più legato!
Poi mi piace Borgo Croci con le sue viuzze, con i suoi luoghi nascosti, con la sua “foggianità”.

E tra gli edifici del patrimonio storico culturale quali preferisce?
Per la loro bellezza artistica, tra quelli che preferisco ci sono due chiese in particolare: quella dell’Addolorata e la Chiesa delle Croci. A quest’ultima poi mi lega anche una battaglia giornalistica, iniziata per la sua ristrutturazione.

Provi a descrivere le qualità principali che la sua città possiede.
Forse le ho già risposto prima, ma sicuramente la generosità, dimostrata nelle donazioni di sangue o nelle campagne nazionali di Telethon, la vivacità della piccola cultura, ossia di gruppi di amici che danno vita a esperienze artistiche in generale e un non so ché di ottimismo che c’è sempre, anche quando probabilmente nemmeno lo stesso foggiano lo vede!

Avete una tradizione enogastronomica particolare?
Tra i piatti tradizionali citerei come primo “a bandir“, la bandiera che consiste nei maccarun, rucol e patn, ossia pasta, rucola e patate. Un altro primo della tradizione culinaria sono i troccoli al sugo con la ricotta dura, il tipico piatto domenicale delle nostre zone. Tra i secondi vi offrirei “a brasciol“, carne di vitello, o in alcuni sparuti casi carne di cavallo, con prezzemolo, aglio, uva passa, pinoli e formaggio.

Un momento particolare di vita cittadina.
Senz’altro il 15 di agosto, giorno in cui si celebra la festa di Foggia e durante il quale il vero foggiano, anche se in vacanza in qualsiasi paradiso tropicale, torna in città per assistere ai festeggiamenti. O anche la processione del Venerdì Santo con la fine struggente in cui c’è l’Incontro della Madonna con Gesù.

C’è un oggetto particolare che nella sua mente collega al suo comune?
Le potrà sembrare stupido ma essendo un grande tifoso del Foggia, come oggetto penso alla maglia rossonera. E poi‘u tavuliere, cioè l’asse per fare la pasta.

Come è cambiata la città negli ultimi anni?
L’università ha portato una ventata di novità e di buone iniziative e la città, non tanto negli ultimi cinque anni ma quanto dal 1995 al 2005, si è arricchita di nuovi luoghi di ritrovo o di vecchi riportati a nuova luce. Naturalmente adesso il pericolo è che un nuovo decadentismo porti questi luoghi all’abbandono e all’incuria.

Tre cose che secondo lei si potrebbero valorizzare meglio.
Le Officine Teatrali foggiane, le infrastrutture di trasporto di base e i rapporti tra istituzioni politiche, sociali e universitarie. Con una maggiore valorizzazione di questi tre elementi potrebbero essere create nuove e solide opportunità di crescita per i giovani del nostro territorio.

Quali sono le produzioni artigianali foggiane?
C’è un tessuto dell’artigianato ancora importante e ci sono tantissimi artisti che lavorano più per passione che per soldi. E bello sapere che, nonostante la globalizzazione, ci sia ancora qualcuno che usa l’arte per vivere.

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