22 Febbraio 2009

Una città forgiata in pietra

di Andrea Bonfiglio (Blog Noci. Interviste Giornalisti)

Michele Pettinato

Michele Pettinato

Michele Pettinato, giornalista dello storico mensile locale “Noci Gazzettino”, intervistato sulla città di Noci per Comuni-Italiani.it

Lei è stato definito come un ambasciatore del sud che combatte soltanto armato di carta e penna. Si riconosce in questa definizione?
Scrivere nel sud non è facile, ti rendi immediatamente conto che, al di là della mera cronaca, sei chiamato a tirare fuori dalle cose quello che gli occhi non vedono ma che la tua coscienza percepisce immediatamente.
Da noi, per certi versi, è ancora forte la cultura dell’oralità, quella che i genitori per secoli hanno tramandato ai loro figli; un mondo fatto di tradizioni, di silenzi, di forte sinergia con la terra che circonda il territorio, di verità che ci giungono nella loro immediata freschezza. Per questo motivo, la letteratura rappresenta per me uno strumento irrinunciabile, la modalità attraverso cui posso raccontare quello che la mia terra silenziosamente mi confida. Sant’Agostino dice che la verità vive nell’interiorità dell’uomo, si muove tra le sue inquietudini e la sua voglia di costruire il domani. Credo che questa riflessione sia quanto mai attuale e presente in ognuno di noi. Ecco, se per ambasciatore del sud si intende questo, sono felice e orgoglioso di esserlo.

Le problematiche di sviluppo nel meridione sono da anni le medesime. Come si vive a Noci questa situazione? Quali sono le opportunità che la città offre ai giovani per costruire in loco il proprio, solido futuro?
I problemi attuali del sud, come quelli di tutta la nazione, risiedono nell’incapacità di comprendere che il futuro lo si può costruire solo attraverso la progettualità e il dinamismo dei giovani. Noci non è certamente esente da questo difficile clima. Da una decina d’anni si sta verificando un fenomeno preoccupante, quello che vede tantissimi giovani andare via dal paese per motivi di studio e non rientrare più nella propria comunità perché mancano le opportunità di lavoro.
Fino a qualche anno fa, Noci poteva contare su un buon comparto industriale che dava lavoro a tante famiglie. Oggi questo settore è in forte crisi e i giovani sono i primi a pagarne le conseguenze.
D’altra parte, sono convinto che sia possibile sviluppare nuove occasioni di lavoro, a patto di riuscire a sfruttare al meglio le potenzialità legate al turismo culturale, quello del nostro bellissimo territorio nel cuore della provincia di Bari, la realtà della murgia dei trulli fatta di masserie e luoghi incontaminati.

Cosa ha da offrire la città a chi, come lei, si interessa di cultura?
Da questo punto di vista, come dicevo, la città ha delle enormi potenzialità. Considero come una seconda casa la Biblioteca Comunale “Mons. Amatulli”, molto famosa in tutta la regione per essere la sede dell’Archivio della poesia pugliese. Nella sala di lettura capita spesso di incontrare scrittori di fama nazionale che vengono a consultare l’archivio. Tra tutti, cito il giornalista-scrittore Raffaele Nigro, vincitore nel 1987 del premio Campiello. Non mancano poi le feste patronali, le rassegne culturali, di vario genere, che si svolgono all’aperto, soprattutto nel periodo estivo. Da una decina d’anni è poi attivo il Parco Letterario “Formiche di Puglia”, dedicato allo scrittore pugliese Tommaso Fiore: un vero e proprio motore di iniziative culturali che, partendo da Noci, coinvolge tutti i centri del circondario, con attività che spaziano dall’arte fino ad arrivare a quelle della valorizzazione dei prodotti tipici.

Se dovesse presentare la sua città all’interno di una guida turistica, mettendone in evidenza gli aspetti positivi, cosa scriverebbe?
Una guida su Noci non potrebbe non raccontare il valore umano e civile rappresentato dalla sua pietra. La nostra storia è legata in maniera indissolubile ad essa, dalla campagna fino al centro del paese.
I caratteristici muri a secco disegnano le strade delle nostre campagne, creano la forma dei caratteristici trulli, sbucano dalla terra come pietre preziose e silenziose. Le bianche masserie, la gente che quotidianamente lavora la terra completano poi questo quadro fatto di pura laboriosità. L’antica chiesetta di Santa Maria di Barsento (1200), costruita con la tecnica di fabbricazione dei trulli, dominando il territorio che scende verso l’Adriatico, commuove davvero per la semplicità e la sacralità che sembra conferire ad ogni pietra che la caratterizza.
Tra il centro abitato e la campagna non c’è distanza ma continuità. Il centro storico del paese è infatti il naturale proseguimento di quella forza che solo la pietra sa conferire alle azioni degli uomini. Nella grande piazza del plebiscito c’è la Chiesa Matrice (1180), il cuore del paese, quel luogo di culto che nacque dove un tempo c’erano delle piante di Noci, il posto ideale dove gli uomini decisero che si poteva abitare. Il borgo antico è poi un susseguirsi di piccole piazzette chiamate nel nostro dialetto gnostre, luoghi in cui la gente condivideva le gioie e i dolori della vita quotidiana, in stretta sinergia con il proprio vicino di casa.

Un forestiero le si avvicina per strada e le chiede un suggerimento in merito a un itinerario turistico da seguire in città. Dove lo indirizza?
Un buon itinerario turistico, partendo dai vicoli bianchi del borgo antico, può svilupparsi in un percorso storico-turistico tra le nostre masserie, alla ricerca degli antichi mestieri e degli antichi sapori. Alcune possono essere paragonate a dei veri musei in aperta campagna. Tra tutte, la masseria “Murgia Albanese”, appartenuta alla famiglia di Giuseppe Albanese, un personaggio di spicco della Repubblica napoletana del 1799, un martire della nostra città che con coraggio, fino alla morte, difese la causa della democrazia e della possibilità di riscatto in un sud che doveva essere capace di futuro.

Quali sono, a suo dire, tre buoni motivi per visitare Noci?
Ospitalità, cultura e buona cucina.

Quale aspetto rappresenta la peggiore macchia della città?
L’eccessivo costo delle case rappresenta un grandissimo problema per tutte le giovani coppie che intendono costruire qui il loro futuro. Credo che sia urgente mettere in atto una politica in grado di dare risoluzione a questa annosa questione. Il futuro di una comunità cittadina lo si costruisce anche e soprattutto così.

Dieci milioni di Euro a disposizione per la città ed è lei a decidere quale aspetto migliorare. Dove sceglie di intervenire?
Mi impegnerei a creare un tavolo di concertazione tra comune e imprese presenti sul territorio, un grande patto tra pubblico e privato per lo sviluppo del territorio stesso. Il comune spenderebbe quelle risorse per migliorare i servizi della zona industriale mentre le aziende, migliorando la propria dinamicità, si impegnerebbero a creare occasioni di lavoro per tutti i giovani nocesi che hanno lasciato la città non intravedendo possibilità di futuro.

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