26 Febbraio 2010

Tesori nascosti ai margini del Tavoliere

di Giampaolo Nanula (Blog Troia. Alla Scoperta della nostra Italia)

Cattedrale - particolare della facciata

La città di Troia si sviluppa quasi interamente lungo l’asse della strada principale Corso Regina Margherita, dove, nel 1972, sono venuti alla luce dei tratti della Via Traiana, antica strada imperiale romana che congiungeva Roma con Brindisi e l’Oriente, attraverso un percorso parallelo all’Appia.
Posta ai margini del Tavoliere delle Puglie, Troia è di antichissima fondazione. Nel 216 a.C. si accampò qui l’esercito cartaginese, guidato da Annibale, prima della celebre battaglia di Canne. Il primo centro abitato fu raso al suolo dall’Imperatore Costante II, nel 662; la città fu rifondata nell’XI secolo e distrutta di nuovo nel 1133. Con la fine del medioevo, la storia di Troia rallenta, si afferma il potere del Vescovo e poi non succede praticamente più nulla.

Oggi il borgo è, pressoché, identico a com’era cent’anni fa. Un luogo bello da visitare nei giorni di agosto, quando le località turistiche straboccano di villeggianti. Troia si presenta invece sempre uguale. I motivi per andarci del resto non mancano.

La cattedrale innanzitutto: un gioiello semisconosciuto dell’arte romanica in Puglia. Senz’altro sorprendente: in primis perché non ci si aspetterebbe di trovare un monumento così importante in questo posto dimenticato da Dio e dagli uomini. Poi per una questione di colore, vale a dire: se siete arrivati sino a qua, molto probabilmente avrete già visitato i luoghi più importanti della regione e suoi monumenti simbolo (la Cattedrale di Trani, i trulli di Alberobello, Castel del Monte a Andria, la Basilica di Santa Croce a Lecce e quella di San Nicola a Bari). Tutti questi luoghi hanno una cosa in comune che non si può non notare: il colore. Il bianco.

Cattedrale di Troia

In Puglia, da sempre, si costruisce in pietra calcarea di colore bianco, e anche quello che potrebbe non essere bianco, viene dipinto di bianco. Ad esempio: Ostuni, la città bianca.
La Cattedrale dà sul verde. Volendo dire le cose per bene, possiamo affermare che è stata fondata nel 1093, e che i lavori sono proseguiti nei secoli XII e XIII. È influenzata stilisticamente dal romanico pisano-toscano, che qui reinterpreta la tradizione del romanico pugliese. Non è una cosa da poco. In quell’epoca la Puglia era al centro di tre mondi: la cultura latina, l’oriente bizantino e il mondo mussulmano.

I mussulmani, a dir il vero, abitavano a pochissimi chilometri (meno di 20), a Lucera, dove con grande scandalo l’imperatore Federico II di Svevia aveva fatto istallare una colonia di arabi. Questo significa che con i mussulmani i contatti dovevano essere quotidiani. Qualche artigiano o manovale mussulmano ha lavorato alla fabbrica della Cattedrale? Difficile provarlo, ma impossibile escluderlo. Per questo la Cattedrale è verdognola? No: gli innesti di colore sono dovuti al fatto che, per costruirla, furono utilizzati materiali provenienti da antichi monumenti romani. Nell’antichità si faceva così: smonta e rimonta. Altro che usa-e-getta!

Cattedrale - rosone

Anche il rosone è strano: ha undici raggi, unico in Puglia e forse al mondo. Rappresenterebbero gli Apostoli, meno uno (Giuda); la spiegazione regge, ma la scelta resta insolita. Ammiriamo con attenzione i motivi ornamentali lavorati a traforo, tutti diversi in ognuno degli undici spicchi.

Nel 1119, l’ingresso principale fu chiuso con due porte in bronzo, ad opera di Oderisio da Benevento, ma la cosa eccezionale è che le porte sono ancora lì. Le porte in bronzo sono una cosa preziosa, dal grandissimo valore storico e artistico, ma anche economico, scampate chissà a quanti saccheggi.
Quante volte avranno rischiato di finire in qualche bottino di guerra, o fuse per farne cannoni, o vendute per far cassa? Scampate a tutto, oggi ci restituiscono un’idea del medioevo, forse, diversa da quella a cui il cinema ci ha abituato.
Qui non ci sono le severe e spoglie scenografie gotiche da film hollywoodiano, ma la sontuosa ricchezza dell’Impero Bizantino. Del resto il committente non fu un soldataccio in armatura, ma un vescovo colto e raffinato, Guglielmo.

Cattedrale - porta bronzea

Le porte sono enormi, così pesanti da essere poggiate su ruote. Per aprirle occorrono forza fisica e forza d’animo: i due battenti, infatti, hanno forma di drago attorcigliato su se stesso, pronto a scattare. In un medioevo carico di suggestioni religiose non doveva essere da tutti avere il coraggio di impugnarli.

Altro capolavoro d’arte, a pochi passi dalla cattedrale (del resto Troia non è grandissima), è il Museo del tesoro, dove sono custoditi alcuni Exultet: rotoli liturgici minati assieme ad altri oggetti di grande interesse.

E allora l’invito è ad avventurasi fino a questo paesello incantato. Fermatevi per il pranzo, qui il cibo ha un sapore d’altri tempi. Tutto è rigorosamente di produzione locale: la pasta fatta in casa, le conserve sott’olio, i formaggi del pastore, la selvaggina, i funghi di bosco e il prosciutto della vicina Faeto.

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