25 Marzo 2009

Tra Etruschi e papi un “unicum dalle diverse sfumature”

di Marcello Di Sarno (Blog Provincia di Viterbo. Interviste Province)

Il Presidente della Provincia di Viterbo Alessandro Mazzoli intervistato per Comuni-Italiani.it

Quali aspetti simboleggiano la Tuscia fuori dai suoi confini?
Quello della Tuscia viterbese è un territorio dalle mille facce, capace di offrire al visitatore un’ampia scelta di destinazioni. Il capoluogo è conosciuto nel mondo per le sue antichissime terme che, di anno in anno, richiamano un numero di turisti in continua crescita. Così come i quartieri medievali, sui quali lo scorrere dei secoli è stato particolarmente clemente, consegnandoceli in maniera pressoché intatta; gli stessi stanno finalmente imboccando la strada giusta per arrivare a quella fetta di mercato turistico, che ama la qualità di un ambiente dall’alto valore storico-artistico e ancora a misura d’uomo.
Viterbo è conosciuta anche come la Città dei Papi, essendo stata sede del papato per ventiquattro anni, dal 1257 al 1281. Capitolo a parte merita sicuramente il lago di Bolsena, sulle cui sponde la quantità di visitatori, non solo italiani ma provenienti in maniera prevalente dalla Germania, dopo un periodo di difficoltà ha ricominciato ad aumentare.

Un territorio ricco anche di testimonianze storiche, attrattive per un turismo di tipo culturale.
L’antica via Francigena nel suo ultimo tratto attraversa numerosi centri della provincia, tra cui Acquapendente, Bolsena, Montefiascone, Viterbo, Vetralla, Capranica, Sutri: centri ricchi di testimonianze storico-artistiche e di monumenti religiosi che la Provincia è impegnata a valorizzare proprio attraverso la riscoperta della via dei pellegrini.
C’è, poi, l’inestimabile patrimonio degli Etruschi con testimonianze della loro presenza che rafforzano in maniera esponenziale l’attrattività del nostro territorio. Ma ognuno dei sessanta comuni che compongono la Provincia conserva delle ricchezze architettoniche e ambientali invidiabili.

Alessandro Mazzoli

Un patrimonio che palesa tutta la sua unicità culturale. Questa qualità su quali elementi è imperniata?
La cultura viterbese affonda le sue radici in una storia millenaria e in un ambiente variegato e ricco dal punto di vista naturalistico.
Gli Etruschi, le tradizioni agricole, la cultura contadina che ha preservato col passare dei secoli il territorio; le numerose feste che hanno tramandato fino a oggi antiche usanze e credenze di un territorio legato a filo doppio alla sua storia, ai suoi borghi, ai suoi paesaggi; elementi che fanno della Tuscia viterbese un unicum che al suo interno presenta però infinite sfumature.
Su queste basi stiamo costruendo un’idea di governo del territorio che guardi lontano senza dimenticare le proprie origini.

Sul piano turistico e culturale avete puntato nella valorizzazione della tradizione gastronomica della Tuscia. Quali voci secondo lei sono più rappresentative?
Il turismo nella Tuscia è sicuramente contraddistinto da uno stretto legame con le caratteristiche di un territorio a spiccata vocazione agricola. Non è un caso, in tal senso, che quella di Viterbo sia la provincia che in proporzione nel Lazio possiede la più alta concentrazione di agriturismi.
Da anni abbiamo scelto di puntare sulle produzioni tipiche di qualità. E, grazie alla collaborazione della Camera di Commercio di Viterbo, molte eccellenze fanno parte del marchio collettivo “Tuscia Viterbese”, sinonimo di una strategia di marketing territoriale che ha dato grandi risultati. Inoltre, si sono aggiunti alle eccellenze del territorio i riconoscimenti dop, doc e igt, attribuiti a prodotti importanti non solo per la genuinità ma per l’antico legame con il territorio: l’olio di Canino e della Tuscia, il vino, la nocciola romana e presto arriverà anche quello per la castagna.

Cosa simboleggiano queste eccellenze per il territorio?
Questi prodotti rappresentano l’identità stessa della Tuscia, che grazie a loro riesce a imporsi sul mercato di qualità. E la partecipazione a fiere di settore nazionali e internazionali ne è l’esempio più concreto. Da diversi anni ormai la Provincia è presente a “Cibus” di Roma, “Fiera Cavalli” di Verona, “Agritur” di Arezzo, “Vinitaly” di Verona per citare le più significative sul territorio nazionale, all’estero tra gli altri al “Food Exposition” di Shangay. Ma non solo.
Per i prodotti tipici della Tuscia, infatti, trampolino di lancio sono state anche le feste a loro dedicate, che da semplici sagre si sono trasformate in veri e propri eventi di rilancio del territorio. Un settore, quello dell’enogastronomia, che rappresenta un punto di forza, insieme alle testimonianze storico-architettoniche, per la valorizzazione turistica e culturale della Tuscia viterbese.

Guardando anche e soprattutto al rilancio dell’area aeroportuale con la dislocazione dei voli low cost, che ruolo può giocare il viterbese, dal punto di vista economico e dei servizi, nel panorama regionale e nazionale?
La scelta di Viterbo come sede del secondo aeroporto del Lazio rappresenta un’enorme opportunità di sviluppo non solo per tutta la Tuscia, ma anche per un’area molto più vasta, che travalica i nostri confini per addentrarsi fino in Toscana e in Umbria. Andando a coprire tutto il bacino del centro Italia.
Non è un caso se il ministero dei Trasporti ha indicato il collegamento Cecina-Civitavecchia, la superstrada Terni-Civitavecchia, il potenziamento della linea ferroviaria tra le infrastrutture nevralgiche relative all’intermodalità da e per l’aeroporto.
Le previsioni per l’affluenza allo scalo parlano di un movimento che raggiungerà circa 6 milioni di passeggeri l’anno intorno al 2015, per poi crescere ancora. Va da sé che l’indotto sarà enorme, come è chiaro che per tenere testa a numeri di questa portata serviranno migliaia di posti di lavoro. Si tratta di una novità epocale, destinata a modificare tempi e modi della crescita e dello sviluppo locale. Non si tratta solo di realizzare un’infrastruttura: questa deve infatti rispondere alle esigenze della provincia, della città e della società viterbese, oltre che alle aspettative che si sono prodotte nel corso di questi mesi anche nei territori a noi vicini.
L’altro risultato di cui andiamo fieri è la Trasversale. Grazie alla proficua collaborazione con la Regione Lazio, abbiamo riaperto i cantieri della trasversale, i cui lavori sono stati già appaltati. La trasversale Terni-Orte-Civitavecchia, ferma da trent’anni, vede un investimento regionale di 100 milioni di euro: completarla significa assicurarsi un accesso diretto con il più importante porto del Mediterraneo, tanto per Viterbo quanto per Terni.

A giugno si va al voto. Quali risultati rendono giustizia al lavoro svolto?
Fin dall’inizio il nostro obiettivo era di accorciare le distanze tra i cittadini e l’Ente, dare risposte concrete alle problematiche della popolazione, creare le condizioni affinché le nuove generazioni possano avere davanti a loro maggiori opportunità sul territorio rispetto a quanto avvenuto in passato.
Da queste premesse sono scaturiti risultati importanti. Uno su tutti: da tre anni la prestigiosa agenzia di rating Fitch assegna alla Provincia di Viterbo un AA-, con prospettive stabili. Un rating identico a quello di regioni come Lombardia, Piemonte, Sardegna e Umbria, Province di Grosseto e Roma, Comuni come Milano, Roma, Siena, Verona e Viterbo. Un risultato del quale siamo soddisfatti, perché significa che la rigorosità posta nel bilancio ha dato i suoi frutti.

Questa politica, in concreto, quali frutti ha prodotto?
Ribadisco che la scelta di Viterbo come sede del secondo scalo aeroportuale del Lazio è senza dubbio il traguardo più importante che siamo riusciti a tagliare, forti di un lavoro di squadra con gli altri enti e le istituzioni locali. Altri risultati sono: la certificazione di qualità ambientale Emas, ad oggi ottenuta dagli assessorati all’Ambiente e all’Agricoltura, ma in progetto di estenderla a tutti gli altri entro il 2010; l’informatizzazione dell’Ente in alcune procedure, come ad esempio le autorizzazioni in materia ambientale che in parte avvengono solo per via telematica; si è approvato un nuovo piano provinciale dei rifiuti per superare la fase commissariale; oltre agli interventi significativi messi in pratica su edilizia scolastica, sicurezza degli immobili e sicurezza stradale, abbiamo puntato molto sulla stabilizzazione del lavoro precario all’interno dell’ente, riuscendo a garantire un’occupazione a tante persone.

Tra sostenitori e detrattori del ruolo istituzionale della Provincia, rispetto alle Regioni e ai Comuni, come vede il futuro di questo ente?
Le Province sono una costola fondamentale delle istituzioni democratiche italiane. Non a caso, previste dalla Costituzione. La Provincia di Viterbo ha cercato, negli anni, di rafforzare il suo ruolo di ponte tra i Comuni della Tuscia Viterbese e la Regione Lazio.
A questo che è il principale ruolo, si affianca un compito di coordinamento senza il quale raggiungere risultati e traguardi per il territorio risulterebbe molto più complesso. Una funzione che negli ultimi anni si è anche rafforzata. Basti pensare alla creazione della Talete, società interamente pubblica che si occupa della gestione delle risorse idriche, un lavoro impegnativo portato avanti di concerto con gli enti locali.
Penso inoltre alle deleghe sul turismo e sull’urbanistica, passate alla Provincia. Significa che l’ente è entrato ancor più a far parte del quotidiano di tutti i Comuni, poiché presto sarà proprio la Provincia ad approvare piani regolatori, varianti e strumenti urbanistici.
Alla luce di questi e tanti altri motivi, mi sembra assurdo parlare di abolizione delle Province. Avallare questa scelta equivale a ritenere inutile qualsiasi altra realtà provinciale, il cui ruolo è invece insostituibile in ogni campo.

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