4 Luglio 2008

Nel ventre dell’isola, custodito il segreto delle acque cristalline

di Paola Perna (Blog Anacapri. Racconti di Viaggio)

Ero in piedi sul molo, in fila per imbarcarmi su uno dei tanti natanti che mi avrebbe condotto nel luogo più misterioso dell’isola di Capri: la Grotta Azzurra.
Tutt’intorno, turisti provenienti da ogni dove, nascosti sotto cappelli di paglia dalle sgraziate tese ondulate che mal riflettevano i penetranti raggi del sole cocente.
Ero approdata sull’isola per fare un reportage sulla moda caprese, ma non avrei potuto rinunciare ad un piccolo fuori programma per visitare uno dei luoghi più affascinanti della penisola e, in particolare, della Campania.

Accalcati sui sedili di legno di un piccolo traghetto, avventori sprovveduti in una terra dalle mille ricchezze, fummo condotti a ridosso del costone roccioso. Lì, piccole barchette tinte di bianco e di azzurro, governate da pescatori dalla rugosa pelle bruna, attendevano il nostro arrivo per portarci, non più di tre alla volta, alla scoperta di uno dei più bei tesori della natura.
Solo una piccola insenatura lasciava scorgere la presenza di quel luogo misterioso, gelosamente custodito da tempo immemore nel ventre dell’isola.

Per entrare nella grotta saremmo dovuti scivolare lungo una cordicella agganciata alla roccia, per non correre il rischio di sbattere contro la parete, e al segnale dei barcaioli abbassare il capo e rimanere chini fino a nuovo ordine.
Tutta l’emozione e l’ansia di osservare dal vivo ciò che avevo fino a quel momento visto solo in televisione si trasformò in panico. Pochi attimi, poi lo scoramento!
Avevo paura! Volevo tornare indietro!
Avrei potuto trattenere il respiro, chiudere gli occhi, rifugiarmi negli stati più remoti della mia mente, fingere un malore, ma tutto sembrava inopportuno.
“O cielo!” – pensavo. Tra poco sarebbe arrivato il mio turno e io non ero ancora pronta, non me la sentivo affatto. Sudavo, mi mancava il respiro, ansimavo… Volevo scendere!

La voce calda di un giovane traghettatore che si rivolgeva a me in un maccheronico inglese interruppe le mie paranoiche riflessioni. Con la voce smorzata da una angoscia isterica, trovai la forza di rispondergli che se avesse parlato in italiano avrei meglio compreso le sue parole. Rise imbarazzato e mi tese la sua mano scavata, inscenando un platonico inchino per invitarmi a salire sulla sua laconica barchetta.
In uno stizzoso gesto di orgoglio contro me stessa, mi alzai in piedi e silenziosa e palpitante mi accomodai alla prua. Perle di sudore mi scivolavano lungo la schiena; non riuscivo a non rimuginare sul momento in cui avrei dovuto attraversare la stretta e angusta entrata della grotta.

Grotta Azzurra“E’ pronta?” – mi chiese, quasi sussurrandolo.
Non risposi, chiusi gli occhi e mi distesi, accovacciata, nella profondità della barca.
Un istante, un solo attimo per entrare in un mondo magico e surreale; quelle acque erano così limpide e cristalline che avrebbero placato qualsiasi ansia.
Immediatamente mi rimisi seduta e immersi le mani nell’azzurro vivo per sentire la piacevole sensazione di freschezza che lavava via le mie infondate paure. Nella grotta iniziarono a risuonare da ogni angolo decine di click click… Ognuno, estasiato, immortalava quel luogo ameno che sembrava essere il varco terrestre per mondi paradisiaci.

Dalle loro barche, in coro, i pescatori iniziarono a canticchiare le sempreverdi canzoni napoletane; le note di O’ sole mio, ‘O paese d’ò sole riecheggiarono tutt’intorno, regalando un gradito tocco di folklore e passione agli attoniti visitatori. Li avrei ascoltati per ore, ma gli stornelli non durarono che pochi minuti. Gli stessi che avevamo a disposizione per osservare uno dei più suggestivi nascondigli della natura.
Qualche istante dopo, ero di nuovo rannicchiata nella barca. Era scaduto il tempo ed era giunto il momento di uscire. Questa volta, al segnale del pescatore, la paura era sparita e aveva lasciato il posto ad un inatteso benessere.

Durante il ritorno, stretta nei miei pensieri, rivivevo le intense emozioni provate pochi minuti prima e involontariamente mi ritrovai sorridente a fissare l’orizzonte, verso i Faraglioni.
Al molo, quando toccai la terra ferma, ero stremata: troppe le sensazioni vissute in poco più di un’ora…

Qualche giorno dopo, quando scrissi il mio reportage sulla moda caprese, inevitabilmente i miei pensieri corsero alla grotta e alla sua aura misteriosa, alle melodie cantate dai barcaioli e al dolce abbraccio materno che avevo avvertito quando, spaventata, mi ero addentrata nell’antro marino.

(Foto di Arnaud Gaillard in licenza Creative Commons)

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