3 Ottobre 2008

Quel privilegio nell’”isola” che parla da metropoli

di Marcello Di Sarno (Blog Portici. Interviste Giornalisti)

La giornalista di Portici Brunella Rispoli* intervistata per Comuni-Italiani.it

Chi o cosa ha fatto scattare in lei la scintilla del giornalista?
Non ricordo un momento in particolare… sicuramente le letture di alcuni fra i più grandi giornalisti di questo secolo, come Terzani o Kapuscinski, mi hanno affascinato per la loro capacità di raccontare. Perché è proprio la dimensione del ”raccontare”, quella che più mi piace di questo lavoro.
Brunella RispoliTu da giornalista, racconti e trasmetti agli altri delle cose accadute, non importa se sotto casa tua, o a migliaia di chilometri di distanza come hanno fatto questi grandi reporter. Il giornalista ”racconta”, un ruolo di privilegio ma anche di grande responsabilità.

Che ruolo ha avuto Portici nel suo percorso professionale?
Nello specifico nessuno, mi sono occupata poco della mia città svolgendo la mia attività soprattutto a Napoli. In futuro però mi piacerebbe potermi occupare più da vicino di Portici.

Come vive Portici le emergenze (criminalità e rifiuti su tutti) che interessano l’intera Campania?
Sul fronte rifiuti Portici è stata una piccola isola felice. Per assurdo, se un cittadino non fosse uscito dalla città e non avesse guardato i telegiornali, non se ne sarebbe quasi accorto.
Durante l’intero periodo, dall’inizio del problema fino alla sua fase più acuta, i rifiuti non raccolti sono stati provvisoriamente stoccati in alcuni depositi dismessi delle Ferrovie dello Stato, togliendoli perciò dalle strade che sono rimaste sempre pulite. Certo nei pressi di questi deposito c’era un puzzo insopportabile ma i porticesi non hanno vissuto il dramma vero e proprio della città di Napoli o della provincia. Bastava ”affacciarsi” ai comuni limitrofi, San Giorgio a Cremano o Ercolano, per vedere la differenza.
Insomma a Portici si è riusciti a trovare una soluzione ”tampone”, che in quel periodo di emergenza totale, era la migliore possibile. Certo poi il problema dei rifiuti è serio e va affrontato nella sua complessità. Da noi per il momento è ripartita la differenziata porta a porta – solo in alcune zone però – che si faceva qualche anno fa e poi fu sospesa. Speriamo bene…

Da Villa D’Elboeuf alla Reggia, passando per il Museo di Pietrarsa. Retaggi di un passato remoto o testimonianze  di una comunità ancora dinamica dal punto di vista culturale?
Due esempi che non potevano essere più diversi tra loro.
La splendida villa che sta al Granatello, a giudicare dallo stato in cui versa, è testimonianza di un degrado assoluto e basta (ho letto in questi giorni che sarà venduta in singoli appartamenti ai privati). Lo scorso maggio un incendio sviluppatosi all’interno ha fatto addirittura crollare parte del solaio. Io l’ho visitata all’interno, intrufolandomi oltre le transenne, ed è bellissima, anche se ridotta a uno scheletro vuoto. E’ un peccato e bisognerebbe fare qualcosa.
Pietrarsa è il simbolo di un passato che si cerca di far rivivere, ma, probabilmente si potrebbe fare qualche sforzo in più, anche in termini pubblicitari. Non credo che il museo lo visitino molte persone… Però è sicuramente l’esempio di un passato ”importante” che dà e potrebbe dare dinamismo al presente della città.

Un suo pezzo su Portici che ricorda con maggiore orgoglio o partecipazione emotiva.
Grande partecipazione l’ho sentita lo scorso dicembre, quando il Comune organizzò una marcia anti-racket, argomento sul quale l’amministrazione sembra essere molto sensibile. Partecipazione non in senso di “numero”, c’erano infatti poche decine di persone, ma tutte apparivano davvero convinte di quello che stavano facendo lì.
Io l’ho seguita per la Scuola di Giornalismo, per il nostro giornale online, e sono stata davvero contenta che la mia città abbia alzato la voce contro una piaga che rovina e schiavizza i commercianti del sud. Ricordo che c’erano le scuole e tanti ragazzi, forse più contenti di far festa a scuola che altro, e pochi commercianti di Portici e dintorni. Ma il sindaco disse che lui avrebbe badato ai pochi che c’erano, e non ai molti che alla manifestazione non avevano voluto aderire.
Fu una bella iniziativa… purtroppo simbolica, perché la lotta al racket è lunga e faticosa. Però quella di dicembre fu una bella giornata di sensibilizzazione sull’argomento.

Un titolo e trenta righe per raccontare cosa va e cosa non va della sua città.
“Sessantamila x quattro”
A me piace vivere qui. Ho una casa piccola ma da cui si vede il mare. Il mare connota questa cittadina; il porto, sia d’estate che d’inverno, è frequentato da moltissime persone che passeggiano, chiacchierano, fanno jogging… è un luogo d’incontro, senza dubbio, e se ne sentiva un gran bisogno. Il porto è il cuore di Portici e mi auguro che i lunghi lavori di riqualificazione finiscano al più presto, restituendoci il lungomare e magari spiagge pulite.
E’ piccolina come superficie (circa 4 km quadrati) ma ha tutti i servizi o quasi, di una grande città. E anche i disservizi e i problemi causati da una popolazione, che per numero, non è propriamente quella di un piccolo centro (circa 60mila persone).
La prima cosa che ti dicono alle scuole elementari, quando cominci a studiare geografia e la maestra deve spiegarti il concetto di “densità”, è che Portici ha una maggiore densità abitativa rispetto a Tokyo. E tu bambino, non capisci, ti chiedi come sia possibile. Te ne rendi conto perfettamente da adulto, quando resti imbottigliato nel traffico o giri per ore alla ricerca di un posto dove parcheggiare. O se cerchi casa in affitto o da comprare, e ti imbatti in prezzi stratosferici.
Insomma una città a misura d’uomo per certi versi ma con i problemi delle metropoli per altri.
In ultimo aggiungerei che spesso ai miei concittadini manca ancora un po’ di civiltà. Quella dei gesti semplici: non gettare le carte per terra, rispettare il rosso, mettersi il casco, non parcheggiare in doppia fila. Tutte cose che aiuterebbero Portici ad essere più vivibile.

Come vede il domani della professione giornalistica tra nuove tecnologie e giornalismo partecipativo (blog etc)?
Ci troviamo in una fase in cui tutto sembra essere e può essere giornalismo. Ho amici che fanno tutt’altro lavoro ma pubblicano sui loro blog dei veri e propri editoriali, che non hanno nulla da invidiare ai commentatori politici per esempio.
O ancora ho amici che viaggiano tanto e poi ne traggono racconti bellissimi, come quelli che a volte i giornali pubblicano d’estate a puntate… e allora mi chiedo: se il giornalismo è raccontare e un po’ far riflettere, e per me lo è, anche loro sono giornalisti? Se così fosse, allora potrebbero esserlo tutti.
E’ necessario pertanto fissare dei paletti, giusto per non generare un “magma” che alla fine nuoce all’informazione e ai suoi fruitori. L’unico paletto è il controllo delle fonti.
Io sulla rete posso dire e scrivere quello che mi pare, pubblicare video o foto; è una libertà che va tutelata nel bene e nel male. Però se sono un giornalista, e la mia testata è registrata, che sia online, cartacea eccetera, io mi assumo la responsabilità dei miei scritti, delle mie foto e dei video, pagandone le conseguenze se ho diffamato qualcuno senza motivo o se ho inventato cose non vere.
Quello che ho avuto modo di constatare durante il mio stage è che, nonostante i tempi di un’agenzia di stampa siano piuttosto veloci, il controllo delle fonti si cerca sempre di farlo prima di scrivere una notizia.
Con le nuove tecnologie possiamo essere “giornalisti” tutti ma giornalista è colui che si assume la responsabilità di ciò che scrive.

*Collabora con l’Ansa, redazione di Napoli, come stagista. E’ iscritta alla Scuola di giornalismo dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, nell’ambito della quale cura la redazione della testata online e mensile cartaceo “Inchiostro”

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