9 Luglio 2010

La sonora parlata nella Sylva mala

di Marcello Di Sarno (Blog Trecase. Interviste Scrittori)

Nino Vicidomini non è nato a Trecase, ma qui vive da moltissimo tempo e negli anni si è meritato, giustamente, la fama di genius loci. Per i suoi concittadini è il Poeta, pluripremiato per i suoi versi con prestigiosi riconoscimenti, quali il “Tommaso Campanella” di Roma e il “Megaris” di Napoli. Le sue liriche figurano in importanti antologie poetiche, tra cui “Sotto l’occhio della luna” (Empire State United, New York - Roma 1971).
Attivo anche come promotore e organizzatore di concorsi letterari, tra i quali il Premio Internazionale “Città di Oplonti” ed il Premio “Trecase”.
Parallelamente, ha coltivato negli anni la sua passione per il giornalismo, iniziando come caporedattore per la Campania del periodico d’arte e cultura “Nuovi orizzonti”. A tutt’oggi collabora con diverse testate regionali e locali, come il quotidiano “Cronache di Napoli”, il quindicinale “Lo Strillone” e il settimanale “Gazzettino vesuviano”.

Di recente pubblicazione è “Sillabario napoletano” (Ritualia edizioni), un volume distribuito agli studenti delle scuole elementari e medie di Trecase, che - nel recepire le direttive della legge regionale della Campania sulla tutela e valorizzazione della lingua napoletana, dei dialetti e delle tradizioni popolari - offre una valida guida sulla struttura grammaticale del napoletano, impreziosita da curiosità, aneddoti e da una silloge di liriche, dello stesso Vicidomini, dove si recuperano oggetti, immagini e suoni del passato.

La sua Trecase attraverso il binomio poesia e memoria è al centro dell’intervista concessa per Comuni-Italiani.it

Perchè un “sillabario napoletano”? Dove nasce l’idea?
Un sillabario con il precipuo scopo di partire dalla base; con nozioni semplici e fascinose atte a coinvolgere anche quelli più sprovveduti. L’idea viene fuori per ridestare un utile “resurge” (rinascita, nda) a fronte del lento declino della nostra sonora parlata che continua a perdere sempre più smalto e consistenza.

Nino Vicidomini

Il suo sillabario, un manuale per gli studenti delle scuole di Trecase. Ci parli della finalità di questo progetto.
Il mio sillabario parte da Trecase che gli ha permesso di vedere la luce grazie all’Assessorato alla Cultura, ma ha più larghe ambizioni in quanto si prefigge di arrivare, gratuitamente, a tutti gli studenti della provincia di Napoli. La finalità del progetto si riallaccia allo stesso “resurge” che accennavo prima e verte ad uno specifico appello alle nostre istituzioni scolastiche affinché dedichino alcune ore dei loro programmi a lezioni di “napoletano” da impartire metodicamente ai giovani studenti di oggi.

Trecase e il suo amore per la poesia. Quant’è forte questo legame e quali aspetti lo consolidano?
Per dirla alla napoletana “simmo anema e còre”; un tutt’uno – come vitigni acerbi alle spalliere ho vincoli tenaci con questa terra nera vesuviana – che mi ospita, a larghi voti, da oltre un decennio. La consistenza del nostro legame è al superlativo assoluto, consolidata da un connubio all’antica, che non ammette divorzi.

“Trecase intona / sulla borgata / lunghi silenzi.” Cos’è che le ha ispirato questi versi e in quali altre poesie la sua cittadina è presente?
Quei versi nascono dalla specifica circostanza di un momento… vissuto in pienezza di spirito, come spesso mi capita.
Per il resto, Trecase è protagonista di tantissime altre poesie, che ho raccolto nella silloge “Canterò Trecase”, già pronta per la stampa, ed in centinaia e centinaia di articoli di cronaca pubblicati su svariati giornali locali. Vedi “trecento volte trecase” la rassegna stampa cittadina ordinata al “Corelli” che prossimamente si ripeterà con altrettanti pezzi già usciti sui giornali.

Con la verve poetica che la contraddistingue, ci descrive i luoghi simbolo della sua città?
Ma, sicuramente, il luogo simbolo trecasese per eccellenza è lo scorcio che salendo da Torre Annunziata affaccia al Vesuvio e poi la chiesa madre “Santa Maria delle Grazie e San Gennaro”, splendido esempio del barocco di fine cinquecento. Ed altri ancora, anche se meno focalizzati.
Senza dimenticare le terre generose, cantate anche da Marziale, dove viene prodotto il leggendario Lacryma Christi.

Quelli invece più nascosti, che solo lo sguardo di un poeta può raggiungere?
Quelli più reconditi sono veramente tanti, talvolta segreti oppure impercettibili agli occhi degli altri. È da essi che il mio cuore coglie la più segreta poesia; non voglio svelarli, sarebbe come profanarli.
L’identità di luogo misterioso, di rifugio segreto, è inscritta nella sua stessa storia. Qui era il cuore di quella terra che Federico II ribattezzò “Sylva mala” e di cui fece la sua riserva di caccia.

Il tema della memoria è al centro della sua attività culturale in generale. L’esempio dei percorsi della memoria a Trecase.
È vero, la mia è una poesia memoriale, vivo i ricordi e con essi concilio gran parte del mio tempo, il più delle volte, tenendomi in disparte. I percorsi della memoria, divisi in tre temi, hanno offerto l’occasione di far conoscere alle nuove generazioni ipertecnologiche strumenti d’uso quotidiano, giochi, modi di dire e racconti dell’epoca dei loro nonni. Dal braciere allo strummolo passando per i carruoccioli, si è creato un percorso emozionale che ha coinvolto bambini e adulti.

Cosa rappresenta per lei e per i suoi concittadini il Premio letterario “Trecase”?
Seppure di grosso spessore, una felice parentesi culturale per pochi eletti che, comunque, andrebbe riproposto considerato il largo consenso ricevuto con la massiccia partecipazione dei concorrenti e la presenza di eminenti personalità affluite in loco per la serata finale.
La vitalità culturale dei miei concittadini si esprime in tanti altri frangenti, grazie all’attività ad esempio dell’Associazione Logos - che ha sede nella chiesa parroccchiale di Sant’Antonio di Padova - presieduta dalla professoressa Lina Lupoli e con la quale mi onoro di collaborare. Un sodalizio che attraverso l’organizzazione di convegni, mostre, concerti, gruppi di studio, promuove i valori dell’integrazione culturale, del dialogo e del volontariato.

A quella di scrittore unisce l’attività di giornalista. Con il piglio critico del cronista ci offra una breve fotografia di Trecase oggi, tra luci ed ombre.
È breve sia. Trecase è un paese che ha meno di diecimila abitanti, un po’ sonnacchioso, sotto taluni aspetti, ma se la scuoti è capace di riversarti addosso tutte le sue potenzialità con la stessa forza eruttiva del suo vulcano accucciato alla costa.

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