27 Novembre 2008

La “cenerentola” che torna regina

di Marcello Di Sarno (Blog Portici. Interviste Varie)

Il recente completamento del restauro della facciata meridionale ha ripristinato il profilo settecentesco della Reggia di Portici. Un’opera eseguita grazie all’intesa istituzionale di Regione Campania e Provincia di Napoli (proprietaria del sito) sotto la supervisione di un pool di architetti incaricati dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici di Napoli e Provincia, di cui ha fatto parte la protagonista di questa intervista: Maria Luisa Margiotta, architetto e paesaggista, curatrice di pubblicazioni* sui giardini storici, che ha legato alla “real casa” di Portici il suo destino professionale.

Reggia di Portici - facciata meridionale restaurata

Tra le opere che ha seguito, può definirsi la più complessa?
Premetto che si tratta di un lavoro di gruppo, che ha visto impegnati tre architetti incaricati dalla Soprintendenza: un funzionario interno Tommaso Russo e due consulenti esterni Maria Elena Palumbo e la sottoscritta.
Io mi sono occupata della parte relativa alla ricerca, perché è in questo campo che opero da diversi anni.
Il progetto di rilancio della Reggia di Portici è un’avventura iniziata nel 1996, che ormai assorbe completamente la mia attività professionale. Non nascondo altresì una partecipazione emotiva, passionale, nel percepirla come una sorta di missione da portare a termine.

Un cammino difficile prima di vedere la luce.
L’esecuzione ha avuto parecchie difficoltà sia di natura tecnica che scientifica.
In merito al primo aspetto, va sottolineato che la facciata – al di là dell’incuria in cui è stata lasciata per decenni e decenni – nel corso degli anni ha assunto sempre più la funzione di palo della luce sia per l’utenza pubblica – la Facoltà di Agraria con i suoi dipartimenti –  che per quella privata, ossia gli inquilini della Provincia, i quali – beati loro! – ancora abitano nel palazzo reale.
Un macello di cavi elettrici e fili del telefono che è stato faticoso rimuovere per dare inizio agli interventi di restauro. Alla fine è rimasto un solo cavo che, per la scarsa collaborazione dell’Enel, non siamo riusciti a togliere. Il fatto è che per contattarli dobbiamo chiamare il numero verde e rimanere in attesa come un utente qualsiasi.

Reggia di Portici - prima del restauro

Sul piano scientifico?
Per arrivare a determinare l’esatta tonalità della facciata abbiamo dovuto fare tutta una serie di saggi stratigrafici, supportati da approfondite ricerche archivistiche: mettendo insieme le due fonti abbiamo ricostruito il proverbiale color “travertino” utilizzato, come risulta dalla descrizione dei lavori dell’epoca, sia nel ‘700 che nell’800.
A quei tempi si prediligevano questi colori naturali che permettevano di riprodurre la luminosità e la forma del marmo. Ciò nel nostro caso, ha significato riconsegnare alla facciata la sua gloriosa veste settecentesca, in un suggestivo rimando cromatico con il mare e l’arco del golfo.

Una paziente opera di ricerca che inserisce il progetto nel novero dei restauri di “tipo filologico”.
E’ stata una scelta meditata, passata attraverso un lungo e scrupoloso lavoro di ricerca nei testi dell’epoca, associati a ripetuti tentativi di ricostruzione del colore.
Il travertino tra l’altro ha un’ampia gamma di tonalità, per cui se ne contano diversi generi. Grazie ai saggi siamo arrivati in alcune zone indisturbate, molto in alto sotto le cornici, dove c’erano ancora piccoli frammenti che ci hanno aiutato a ricostruire il colore.
Ci siamo, altresì, basati su delle “guasce” (acquarelli di paesaggi del Golfo di Napoli, in voga tra il settecento e l’ottocento N.d.R.), da cui si evinceva non proprio il colore perfetto, ma tonalità chiare che rimandavano al caratteristico beige del travertino.

Traguardo tagliato dopo anni d’attesa.
Tra richieste di finanziamento e la progettazione che ha svolto la Soprintendenza ai Beni Architettonici, con le consulenze esterne, tra le quali la mia. Aggiungiamo le diverse gare d’appalto per l’assegnazione dei lavori: sono passati cinque anni.
Un dato positivo che tengo a sottolineare è la capacità di dialogo dei vari enti pubblici coinvolti nell’iniziativa: dalla Provincia, proprietaria dell’immobile, alla Soprintendenza esecutrice dei lavori, passando per la Facoltà di Agraria (dell’Università Federico II N.d.R.) che ha sede qui da circa 150 anni.

Reggia di Portici - particolare della facciata

Il restauro della facciata: punto di partenza o di arrivo?
E’ indubbiamente una passaggio cruciale del discorso iniziato nel 2007 con il recupero delle aree verdi della Prateria e della Montagnola nel Bosco inferiore.
Tuttavia direi che il restauro della facciata rappresenta una goccia in mezzo al mare di esigenze che richiede l’ambizioso traguardo di cui parlavo prima.
Non a caso il sindaco di Portici, Vincenzo Cuomo, ha parlato di cabina di regia, giacché trattandosi di un’opera molto complessa e onerosa risulta quantomai necessario il concorso di più enti; del resto nello studio di fattibilità elaborato dalla Soprintendenza 5-6 anni fa si parlava di “commissione integrata”.
Perché non dimentichiamo che ci sono i parchi, le fontane, gli interni. E poi tutti i musei della Facoltà di Agraria, i saloni lato Vesuvio, l’Orto botanico, l’area per il Gioco del Pallone, il Castello.
Un ingente patrimonio che va tutelato con l’impegno di tutti e su cui la Regione dovrebbe puntare come elemento emergente del miglio d’oro.

In che modo?
Mi piacerebbe che qualche ente – soprintendenza o provincia - prendesse l’iniziativa di partecipare ai finanziamenti dei POR 2007-2013: è l’unica speranza che ha la Reggia.
Ho sentito che l’assessore regionale ai Beni culturali, Claudio Velardi, ha dei programmi sui siti reali e potrebbe essere la strada per valorizzare il sito, non dico al 100%, ma per una significativa fetta.
Parliamo della prima delle ville vesuviane del Miglio d’oro che ha in sé una capacità attrattiva inespressa di enorme portata. Non ha nulla da invidiare alle residenze reali di altri paesi; ciononostante la rete dei siti regi in Europa viaggia su alti standard, qui da noi si arranca.

Inaugurazione restauro - Dino Di Palma e Maria Luisa Margiotta

Qualche risultato è stato raggiunto.
Tra qualche mese inauguriamo le sale lato mare, nella parte nord della Reggia, interessate per l’80% da interventi di restauro.
Qui, come ha annunciato il Presidente della Provincia di Napoli, Dino di Palma, potrebbe essere trasferita una parte della Pinacoteca Provinciale. Con un piccolo sforzo diventerebbe una sede suggestiva per le opere più rinomate della collezione e in generale per ospitarvi delle mostre.
Nell’altra ala del piano nobile, sulla destra della facciata, di prossima inaugurazione – tra gennaio e febbraio – il progetto del Museo Ercolanese, uno spazio virtuale che rinverdisce i fasti dell’omonimo e celebre museo archeologico che i Borboni istituirono nella Reggia.
In procinto di partire gli interventi di restauro delle facciate su via Università, già finanziate dalla Provincia.

Portici è l’epicentro di una vasta azione di riqualificazione del patrimonio monumentale della provincia.
In particolare il Presidente Di Palma fin dal primo momento ha sposato, se mi permette il termine, la causa della Reggia. Tutto questo è nato per la sua volontà di rilanciare il sito e in pochi anni si è concretizzato quello che non è stato fatto per secoli.
Quella di Portici è stata un po’ la cenerentola delle regge borboniche – pur essendo la residenza prediletta dei Borboni – per com’è stata trattata dopo l’Unità d’Italia.

Il futuro prossimo della Reggia, come se lo immagina?
Se si riuscisse a saldare il tratto che va dal monumentale ingresso del Granatello alla Reggia, con il restauro delle due ali e il taglio degli eucaliptus che ne impediscono l’orizzonte verso mare, si ripristinerebbe l’originaria fisionomia dell’area.
Così, non si parlerebbe più di un frammento di una serie di operazioni, ma sarebbe un’opera compiuta di incomparabile fascino.
Tappa cruciale in tal senso sarebbe il recupero – auspicato da Di Palma – delle due esedre, con i busti, le statue, le due bellissime terrazze etc. Si disegnerebbe così una spettacolare passeggiata, location naturale di spettacoli e riprese cinematografiche; d’altronde ricordo che qui, qualche anno fa, ci hanno girato un film su Gioacchino Murat (”Fuoco su di me”, di Lamberto Lambertini prodotto nel 2006 N.d.R.).

* Giardini storici di Napoli, Electa Napoli - 2000;
Il giardino sacro. Chiostri e giardini della Campania, Electa Napoli - 2001

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