16 Giugno 2008

Da Salerno a Palermo… cento di questi sindaci!!

di Marcello Di Sarno (Editoriali)

Con quella al primo cittadino del capoluogo siciliano il blog di Comuni-Italiani raggiunge la soglia delle prime cento interviste ai sindaci, a distanza di due mesi esatti dall’inaugurale intervista alla massima carica istituzionale della città di Salerno.
Un traguardo importante, nei numeri e nella qualità, che premia l’iniziativa editoriale messa in campo dalla nostra redazione: continuare a raccontare le città del Bel Paese, ma attraverso la voce diretta dei suoi protagonisti e in primis dei cittadini istituzionalmente più rappresentativi.
Il tutto con la finalità di raccogliere giammai un messaggio anonimo e promozionale del territorio che ci si trova ad amministrare, bensì una personale fotografia, da cittadino prima ancora che da sindaco, di ciò che è stato, che è e che sarà il proprio comune. La percezione che si ha, trascorso un bimestre dall’inizio di quest’avventura, è quella di aver fatto un buon lavoro, ma a voi lettori spetta l’ardua sentenza!
ItaliaTuttavia resta un dato incontrovertibile di questa prima tranche di interviste: prese assieme tutte e cento offrono uno spaccato più che plausibile dell’Italia d’oggi, che, in merito ad alcune problematiche da qualche tempo al centro del dibattito politico e dell’attenzione mediatica, si presta a un interessante parallelo con la percezione che della stessa hanno istituzioni e opinione pubblica.
Come suggerisce il titolo la scelta di aprire e chiudere le cento interviste con Salerno e Palermo sembra in apparenza casuale. Almeno lo è stata nel metodo. Nel merito al contrario si è rivelata quanto mai efficace nel dare forza a un leitmotiv che sembra tenere insieme le testimonianze raccolte: da quello del piccolo comune a quello della metropoli, vuoi in nome di un rilancio culturale vuoi come aspetto propedeutico alla crescita economica, ogni sindaco ha fatto proprio un fermo appello ai valori identitari della propria comunità mai disgiunto dalla necessità di dare alle progettualità e alle ambizioni proprie una dimensione europea.
Un principio generale che a seconda del contesto e del background culturale dell’intervistato ha finito con l’assumere originali e composite declinazioni.
L’orgoglio dell’appartenenza a una storia e a un territorio per Vincenzo De Luca sindaco di Salerno spiega perché la sua città, assomigliata alle cattedrali europee dalla creme dell’architettura mondiale, è stata appena sfiorata dalla grave emergenza rifiuti che attanaglia Napoli e provincia.
Lo stesso orgoglio che squaderna Diego Cammarata quando parla di una Palermo, destinata al ruolo di capitale dell’“Euromediterraneo”, che non ha mai piegato il capo alla violenza cieca e subdola della mafia.
In mezzo a queste altre 98 immagini, tessere preziose di un mosaico perfetto, nella sua criptica contraddittorietà, ben riproduce la realtà italiana.
Nell’Italia ritratta nelle pagine del Blog di Comuni-Italiani si grida “no” alla mafia anche nel cuore della Calabria, attraverso l’atteggiamento responsabile e composto della gente di Catanzaro di cui il sindaco Rosario Olivo va enormemente fiero.
Accanto a questa c’è un’Italia che non ha paura dell’altro: a Cervignano del Friuli ha il volto del friulano della bassa, abituato da sempre a convivere serenamente con espressioni e stili di vita diversi dai suoi; ad Artena ha il volto di chi abita nel centro storico e lascia solitamente l’uscio di casa aperto con le chiavi inserite; ad Acquasparta ha il volto di quella fetta di popolazione, il 10% del totale, provenienti da vari angoli del pianeta, è attivo protagonista della quotidianità.
Xenofobia, razzismo, chiedetene il significato al sindaco di Civita, vi risponderà che per i suoi concittadini è un vanto aver ereditato un codex linguistico-culturale italo-albanese; quello di Bressanone vi indicherà il modello di perfetta convivenza di più gruppi linguistici.
In tempi di isolamento sociale e di imperante egoismo c’è un’Italia che fa della solidarietà il suo collante fondamentale. Solidarietà verso chi è in credito con l’esistenza come i non vedenti e gli ipovedenti cui Serino vuole dedicare un museo.
Solidarietà è decidere di non lasciare indietro chi ha avuto meno fortuna, pur avendo le possibilità, il caso di Maranello, di viaggiare a tempi da record; oppure considerare, come fa il sindaco di Grosseto, anziani e bambini come una risorsa e non un problema da risolvere.
Ben oltre i confini territoriali, al di là del mare e del deserto, arriva l’amore per il prossimo della comunità di Toirano, che da nove anni a questa parte garantisce l’istruzione e il mantenimento di oltre 1500 bambini in un villaggio del Sudan.
L’Italia dei diritti per tutti ha il suo centro propulsore a Perugia, dove oltre all’istituzione di un registro delle unioni di fatto, ci si è premurati da dare rappresentanza nel Consiglio comunale ai cittadini extracomunitari ivi residenti.
Senso d’appartenenza e difesa della propria singolarità hanno in molti casi comune denominatore lo spirito di sacrificio. Ne sanno qualcosa le 37 anime - per lo più giovani - di Morterone che, sindaco compreso, per la sopravvivenza del proprio comune vanno incontro a sacrifici e rinunce.
La lotta per la conservazione di sé è ancor più dura quando si è unici all’interno della singolarità. Parliamo di Chamois, l’unico comune d’Italia raggiungibile soltanto attraverso una rete di funivia, espressione sublime della vita nella sua semplicità quintessenziale.
Facile, in tempi di “Casta” e di lotta agli sprechi, storcere il naso e chiedersi che senso abbia tenere in vita realtà così piccole. Le risposte potrebbero essere due: una la dà il sindaco di San Lupo, parlando di valido supporto al decongestionamento delle aree metropolitane e di come in tali realtà sia così facile, a dispetto dei pregiudizi, familiarizzare con termini come “raccolta differenziata”; l’altra arriva dal sindaco di Avise, che si appella al grande merito del suo comune di aver retto al peso della globalizzazione, propugnando uno sviluppo equilibrato della società dove non ci sono numeri ma individui.
C’è un’altra Italia che porta avanti una lotta silenziosa e ingenerosa contro l’incedere del tempo e lo spopolamento: l’sos più drammatico arriva da Premilcuore e Castel di Tora, dove ci sono tanti nonni che si sentono orfani dei bambini.
Una lingua comune a tutti i luoghi dello Stivale è quella della cultura che, se nel caso di Potenza assume un valore fondante per la crescita economica e sociale, per la romantica Gradara – presunto rifugio “galeotto” dei Paolo e Francesca del V canto dell’inferno dantesco – è il medium per serbare la propria identità.
Cultura è prendersi cura della natura, legando, come accade a Ginestra degli Schiavoni, il proprio sviluppo all’interazione tra tecnologia e ambiente, con forti investimenti nell’energia eolica e fotovoltaica.
Cultura è riconoscere alla storia il ruolo di magistra vitae. N’è un mirabile esempio la Trieste descritta dal sindaco Roberto Di Piazza, che ha trovato nelle tragedie passate l’humus su cui è fiorito quel complesso valoriale fatto di civiltà, di tolleranza, rispetto per gli animali e per l’ambiente.
Cultura è eternare tradizioni territoriali di secolare memoria. Prendi l’arte di costruire zampogne che a Scapoli sopravvive grazie a una ristretta fucina di artigiani e assurge a materia da museo. Lodevole operazione filologica è quella che portano avanti da tempo immemore gli abitanti di Issime, che attraverso il “töitschu” riporta in vita pensieri e suoni dell’antica gens dei Walser.
Non possiamo dimenticare l’Italia dei grandi. Di quelli, come Genova, che il sindaco Marta Vincenzi vede riconsegnata, da recenti opere di restyling, allo storico ruolo di “Superba” capitale europea dei traffici del Mediterraneo.
Di un’altra grande come Torino che Sergio Chiamparino non riesce a guardare senza provare quel senso di loisir legato al suo fascino arcano, una bellezza da “olimpici” traguardi.
Nel novero delle splendide, nonché luogo deputato ad alte speculazioni del pensiero, c’è Venezia, nelle cui vestigia Massimo Cacciari legge un messaggio di civiltà perenne, quanto mai necessario all’umanità d’oggi e nel quale sembra custodita la speranza dell’Italia del domani.

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