12 Settembre 2011 alle 21:11

Senerchia descritta da gianniB

Mappa Senerchia

…l’esperienza di salire da solo al castello di Senerchia e di passare tra le case e i vicoli abbandonati dopo il terremoto del 23/11/1980… mi hanno turbato e fatto ripensare a quei momenti drammatici. Senerchia ha pagato quei dolorosi momenti con tantissime vittime e l’abbandono del borgo medievale che ora è un monumento globale col suo sito …un presepe abbandonato che parla e urla la sua storia

gianniB (1623) su Campania > Avellino > Senerchia (2)

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7 commenti a “Senerchia descritta da gianniB”

  1. gianniB (DescEditor) scrive:

    …l’esperienza di salire da solo al castello di Senerchia e di passare tra le case e i vicoli abbandonati dopo il terremoto del 23/11/1980… mi hanno turbato e fatto ripensare a quei momenti drammatici. Senerchia ha pagato quei dolorosi momenti con tantissime vittime e l’abbandono del borgo medievale che ora è un monumento globale col suo sito …un presepe abbandonato che parla e urla la sua storia millenaria, immobile e immutabile, un monito a chi guarda queste case e al dramma di chi le ha abitate, una memoria vivente di ciò che è stato…. e a chi come me ne ha percorso per un istante le vie non resta immutato l’animo. Questa breve poesia vuol essere l’espressione di ciò che io ho provato e la dedico al mio amico Giuseppe Muccio.

    Silenzio stonato

    La luce calda d’autunno entra
    nei balconi aperti e senza vetri,
    non scalda più la storia ormai finita,
    i vicoli rumorosi ora son tetri
    e il silenzio stonato è senza vita.

    L’acqua del Vallone scorre via,
    inutile il suo passare tra le case,
    nessun più ne berrà a bramosia
    né laverà la frutta e l’altre cose
    o l’arsura ai fiori nel giardino.

    Il mio passo sale stanco sulla roccia,
    il gradino ha il profilo consunto
    da chi al San Michele è andato
    per cambiar miseria in un secondo
    e d’ottener l’aiuto inaspettato.

    Il fiato ormai in gola è mozzo,
    ti guardo da qui sopra giunto
    e penso a chi prima t’ha guardato
    nel viver pieno il tuo momento,
    or sola t’ha lasciata e via è andato.

    10/11/2009 by gianniB

  2. gianniB (DescEditor) scrive:

    …il silenzio stonato era quanto ho sentito… un silenzio assoluto che cozzava con il rumore della vita che trasudava ancora dalle case abbandonate… case che sembravano emettere ancora suoni gioiosi e familiari come in un eco ripetuto in eterno…

  3. gianniB (DescEditor) scrive:

    …direi che suona meglio così la terza strofa che ho modificato:

    Il mio passo sale stanco sulla roccia,
    ha il profilo consunto il gradino
    da chi al San Michele è andato
    per cambiar miseria in un secondo
    e d’ottener l’aiuto inaspettato.

  4. Justinawind scrive:

    :)

  5. gianniB (DescEditor) scrive:

    Grazie Justy, con l’occasione volevo descrivere i versi della mia poesia perchè sia comprensibile. Senerchia “era” un piccolo borgo medievale incastonato tra due fianchi di colline distanti qualche decina di metri, un vallone sulle cui sponde ripide vi avevano trovato dimora ataviche popolazioni. In mezzo alle case addossate scorreva il torrente Vallone, fonte di acqua e di vita, sul lato sud un viottolo saliva tra le case verso il castello e a metà del tragitto c’era la chiesa di San Michele da cui si vedeva tutto il paese dall’alto e il panorama sulla valle del Sele.
    “Una mattina d’autunno da solo sono andato a Senerchia
    mi sono inoltrato tra le case abbandonate, il sole scaldava
    ed entrava attraverso le porte aperte e i vetri rotti delle finestre
    ma non riscaldava più nè illuminava le stanze e i vicoli deserti
    c’era un silenzio strano, impossibile, che contrastava con l’aspetto
    vivo del luogo che invece era solitario e senza vita,
    mentre l’acqua del torrente Vallone scorreva via normalmente,
    ma nessuno la utilizzava, era inutile, non serviva più a dissetare
    o ad innaffiare i fiori dei giardini o lavare le stoviglie,
    sono salito per i vicoli ripidi dove mai è passata una automobile,
    con affanno scalino su scalino scavato nella roccia e con il
    bordo consumato dai tanti piedi che li avevano calpestati
    da chi da lì era salito al santuario di San Michele per invocarlo
    per pregarlo di aiutarlo a cambiare quella vita di miseria e di stenti,
    di cambiare subito ciò con il suo aiuto miracoloso,
    arrivo in cima, su al castello con il fiato stroncato dall’impervia salita
    e guardo giù lo spettacolare panorama e ripenso a quanti
    prima di mè sono saliti lassù quando tutto era vivo e gioioso
    e tutto era normalità di vita: i lavori, le massaie… i bambini
    mentre ora era solo tristezza di chi era morto o era stato costretto
    ad andar via ed abbandonare il suo paese, le sue case…le sue cose.

  6. gianniB (DescEditor) scrive:

    per completezza voglio anche dire che Senerchia è stata ricostruita sotto il borgo abbandonato e in mezzo tra il nucleo vecchio e quello nuovo c’è una piazza della memoria con un giardino con giochi per bambini e un monumento che rappresenta un campanile su un muro rimasto lì in mezzo, sul campanile c’è un orologio con due faccie: dalla parte del paese nuovo c’è l’ora attuale mentre sul lato del borgo antico l’orologio è fermo sulle ore 19,35 l’ora del terremoto. Il paese è stato ricostruito anche grazie all’aiuto degli emigranti americani, grazie a coloro che hanno lasciato il povero paese di Senerchia e sono andati negli Stati Uniti per cercare fortuna. Le bandiere italiana e americana sventolano perennemente su questa piazza.

  7. Maria Minopoli (Redazione) scrive:

    Complimenri Gianni, è una poesia toccante che esprime in modo sublime le sensazioni che hai provato visitando i resti del paesino.

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