Per fare carriera Luca avrebbe dovuto inventarsi, per dirla con Salvador Dalì, un po’ cannibale e tranciare quel cordone ombelicale con la sua Torino, difeso nel bene e nel male. Dal “micro” esordio ai prestigiosi impegni del presente il passo è breve quanto quello che sprofonda i piemontesi da olimpi olezzanti a rancidi gironi danteschi. L’eccellenza, a tavola o nella comunicazione, non è sempre e solo edonismo, ma è qualità, abnegazione, è avere bene in mente chi fa cosa.

Mario Merz e l’arte povera. Un ossimoro indecifrabile? La povertà, in senso gastronomico, per Umberto Chiodi Latini del Vintage 1997 di Torino, è come la purezza dell’idea nell’arte concettuale o il primato suprematista della linea. Il rispetto della materia prima: rarefatta e semplice eleganza. Con Umberto parliamo di igloo, Museo Egizio e web 2.0 applicato alla ristorazione.

Guardandola dall’esterno, il Sindaco delinea una città “facile da vivere”, che a un profilo di eccellenza nei settori della conoscenza e dell’Università, associa il ritrovato senso di un loisir, di un piacere di vivere, che affascina chi lo scopre. Coglierne la storia significa respirarne il pudore e l’orgoglio. Il suo spirito sta nella capacità di ricominciare della gente, nella sua forza tranquilla che l’ha proiettata verso “olimpici” traguardi.