Difeso da tre colli un immenso bosco con immaginifici antri, traspiranti mosto selvatico: è Pietragalla. Quella che il Sindaco si “onora” di amministrare è una comunità trasparente e adamantina, come il vetro appunto, nelle sue manifestazioni di cortesia e ospitalità verso i visitatori. Nobile retaggio di quel manipolo di irriducibili che scrisse una pagina significativa della resistenza antiborbonica. Le cose iniziano a cambiare procedendo di vicolo in vicolo.
Dire la verità, tutta la verità. Non ha peli sulla lingua il Sindaco di Lavello nell’affrontare pregi e difetti della sua città e in particolare dei suoi concittadini. Un’identità labile condanna questa terra, un tempo luogo di passaggio per mercanti e contadini, oggi disconosciuta dai propri figli verso cui è sempre stata generosa. L’eccellenza di domani è la calamita per riportare nel nido le giovani generazioni, senza gettare nell’oblio quelli che hanno deciso di restare.
C’è un che di umano e sovrumano nell’identità passata e presente di Campomaggiore ricostruita dal Sindaco. Il crogiuolo di dialetti e culture, merito di avi illuminati, era umano quanto il clima d’amicizia che si respira nell’attuale scacchiere urbano. Oltre le umane forze c’è un “big bang” fisico e spirituale che seppellisce le forme armoniche della “città ideale” sotto l’anonimo disegno di un paese che non c’è. L’antico sogno di autodeterminazione può rinverdire grazie alle giovani intelligenze che restano.
Imperativo per il Sindaco credere che per Castelsaraceno ci sarà un domani da vivere. Anche se, tra penuria di risorse e bassa natalità, il cahier de doleances che senza soluzione di continuità consegna la quotidianità, spingerebbe a mollare tutto e andare via. Niente solisti nella sua storia, ma gente comune che rimane abbarbicata alla sua Murgia, rinnovando nei secoli la sua fede nella speranza con il rito della Ndenna.
Con Michele parliamo di Epicuro, della filosofia greca e del banchetto conviviale dei Greci. Scopriremo come le cose più belle nascano per caso e qual è il segreto della vacca podolica. Capiremo perché ai cittadini piaccia la campagna ma non sono pronti a pagarne il prezzo.
Con Maria della Fontana del Tasso parliamo di Antonio Franco e delle merende dei briganti, di un famoso lattedotto d’alta quota, della certosa di San Nicola, del Regno di Napoli, di Federico II e della regina Giovanna; scopriremo quale debito aveva la Storia con la Lucania. Un debito, alla fine, rimesso.
Riqualificazione dell’esistente, una politica per dotare la città di vere aree verdi attrezzate, regolamentazione del traffico che permetta di utilizzare i mezzi pubblici, queste le proposte di Antonio Nicastro per una Potenza migliore.
Per Alessandro c’è una nuova costituzione melfitana da affiancare a quella storica federiciana. Un liber augustalis di sapori e pantagrueliche libagioni, fra Vulture e laghi di Monticchio, che probabilmente sedusse anche il generale francese Lautrec, distraendolo fatalmente: e lo Spirito Santo fece il resto…
Il Sindaco descrive raggiante una Potenza città dell’Europa, orgogliosa delle proprie radici e della propria storia, attraversata in ogni settore da significativi fermenti di partecipazione attiva alla crescita del territorio. Alla base di tutto c’è un orgoglio secolare che passa attraverso le sue chiese e monumenti simbolo quali Palazzo Loffredo ed il Teatro Stabile. Nel futuro si profila nuova stagione di rigenerazione economica e sociale, un destino che lega, in un processo di maggiore coesione, il capoluogo lucano con tutti gli altri comuni della regione.
