Sergio Zavoli ha detto della mia citta:
Di tutte le città dell’alta Romagna, Cesena è la più segreta. A metà strada fra Rimini, orgogliosa del suo primato balneare, e Forlì, capoluogo della provincia più terragna dell’intera regione, Cesena si apparta a lato della via Emilia in una breve pianura distesa ai piedi di tanti piccoli poggi che fanno corona al paese. Nata, dunque, sul tenero finire della collina, ha costretto la via nazionale — anziché accoglierla nel cuore della città — a curvare in una grande ansa che tocca la periferia e sfugge verso Forlì. Al contrario di altri paesi la cui vita municipale fiorisce nel punto di maggior dilatazione della fragorosa via consolare, dove cioè la strada si allarga per far luogo a una grande piazza, e lì sembra sostare per poi riprendere la propria corsa, Cesena ha preferito raccogliersi in una dimensione più appartata e silenziosa. È una città, insomma, che tranne per qualche preciso interesse pochi attraverseranno e la cui fama è solida solo in virtù di durevoli cose, come il grandioso Castello Malatestiano seduto sul colle Garampo, le chiese, la meravigliosa fontana del Masini del 1591 e soprattutto la biblioteca dei Minori Conventuali di San Francesco, cresciuta e arricchita per la munificenza di Malatesta Novello intorno alla metà del 1400.
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