7 Marzo 2009 alle 17:11

Siracusa descritta da Ines Gugliotta

Mappa Siracusa

In hac insula extrem est fons aquae dulcis, cui nomen Arethusa est, incredibili magnitudine, plenissimus piscium, qui fluctu totus operiretur, nisi munitione ac mole lapidium diiunctus esset a mari (Cicerone).
Descrizione della Fonte Aretusa che si trova nell’Isola di Ortigia a Siracusa


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6 commenti a “Siracusa descritta da Ines Gugliotta”

  1. Ines Gugliotta scrive:

    (dal sito ufficiale del Comune di Siracusa)
    (Nella parte estrema di quest’isola vi è una fonte di acqua dolce il cui nome è Aretusa, di incredibile ampiezza, pienissima di pesci, il cui flusso sarebbe tutto sommerso se non fosse separato dal mare da un massiccio muro in pietra).
    In quest’isola è Aretusa fonte molto grande à quel tempo (dei Greci, n.d.a.), e piena di pesci, e con grandi pietre fortificata, perche non sia coperta dal mare, la onde di quà si pigliano pesci d’acqua dolce, di là di salsa (C.M.Arezzo).
    E’ così che due narratori d’eccezione ci presentano la Fonte Aretusa. La leggenda narra che Alfeo, dio fluviale, si innamorò di Aretusa, ninfa di Artemide, ed in ogni modo tentò di sedurla. Aretusa invocò l’intervento della dea che la tramutò in fonte. Inabissatasi sotto lo Ionio, Aretusa venne a sfociare in Ortigia. Alfeo, non disposto a rassegnarsi affidò alle onde il suo sogno d’amore: percorse il sottosuolo per riemergere accanto all’amata, nel porto grande. E’ il cosiddetto occhio della Zillica: polluzione che ancora si vede nel porto nei pressi della Fonte. Il mito, che celebra un amore, ha affascinato poeti, scrittori, musicisti ed artisti di ogni tempo. Non vi è stato visitatore di Siracusa che non abbia tradotto con il proprio talento i magici colori della Fonte e le emozioni ricevute. Aretusa è stata cantata da poeti come Pindaro, Mosco, Ovidio, Virgilio, D’Annunzio; raccontata dagli storici Timeo, Pausania, Diodoro Siculo, Strabone, Cicerone; raffigurata nelle monete dagli incisori siracusani Cimone ed Eveneto; musicata dal compositore polacco Karol Szymanowski. La tradizione, raccolta da Pausania, vuole che Archia, prima di partire per fondare la colonia, interpellasse l’oracolo di Delfi che così gli rispose: Un’isoletta, Ortigia, in mezzo al fosco mare ne sta, di contro alla Trinacria, ove la bocca sgorga dell’Alfeo, mista alla polla d’Aretusa bella.
    Né seppe sottrarsi all’incanto Orazio Nelson che dovendo affrontare Napoleone ad Abukir, sostò a Siracusa nel giugno 1798; il 22 luglio scriveva: Grazie ai vostri sforzi noi ci siamo riforniti di viveri ed acqua, e sicuramente avendo attinto alla Fonte Aretusa, la vittoria non ci può mancare. Nelson, come sappiamo, sconfisse la flotta napoleonica. Dopo due anni ritornato in Siracusa vi ebbe magnifiche accoglienze, ed onori: il Senato gli offrì una medaglia d’oro, e gli diè inoltre la cittadinanza siracusana (S. Privitera).
    Nei secoli la Fonte ha subito delle trasformazioni; ad essa, rimasta fuori dalla cinta di fortificazioni, si accedeva dal piano della città al livello del mare attraverso una ripida scala. Lì sorgeva una porta, detta “Saccaria” dalla quale pare che siano penetrati i Romani nella conquista della città. La fonte, giunta con quell’aspetto fino al Cinquecento, nel 1540 fu inglobata nelle fortificazioni, quando Carlo V potenziò le strutture militari di Ortigia. Liberato nel 1847 l’invaso assunse la forma attuale. Il belvedere posto accanto alla Fonte è ciò che rimane dell’antico bastione, demolito nella seconda metà del XIX secolo.

  2. antoniorandazzo scrive:

    Complimenti Ines per quello che fai per la nostra città, per la quale posto questo questo mio contributo
    ORTIGIA AMURI MIU.
    Vadda chi beddu tramontu se ti metti o spiazzettu
    viri u suli e pantaneddi s’arrizzetta ‘nta l’iblei
    Veni veni furasteri ccà passò a storia ‘ntera
    Vadda sta funtana bedda nesci frisca i sutta terra
    Archimedi ‘nta so sfera ‘mmaginò stu gran futuru
    ‘nta sta costa frastagliata anniricò tanti straneri
    Viri chi magnificenza ri sti pettri antichi ie saggi
    veni ccà tra mari e suli ‘nta stu ciauru celesti
    Quanta é bedda ccà a staciuni sunu quattru e pari una
    ‘nta stu locu ri malia tanti già passaru i ccà
    Ri chiù granni fommu capaci ri puttalla a ‘sta ruvina
    quanti figghi strummintusi appò na scappari fora
    Nuddu ié profeta rintra ‘nta sta terra futtunata
    sulu quannu arriva a morti i chiangemu tutti pari
    Veni veni viandanti ca u viddicu ié sempri ccà
    ’nta sta terra luminusa ‘ncuminciò a civiltà
    http://www.antoniorandazzo.it/la%20mia%20citt%C3%A0/10%20-%20LA%20MIA%20CITTA%27%20PDF.pdf

  3. Ines Gugliotta scrive:

    Grazie a te per questa bellissima composizione.
    Che ne dici se posti una traduzione in italiano per renderla fruibile anche a chi non capisce la nostra splendida lingua natìa?
    Ciao :)

  4. antoniorandazzo scrive:

    Eccoti accontentata con questa libera traduzione dal vernacolo siracusano
    Grazie ines, se vuoi puoi leggere tutte le mie riflessioni in versi sciolti su:
    http://www.antoniorandazzo.it/riflessioni/riflessioni%20in%20versi%20sciolti.htm
    ORTIGIA AMORE MIO
    Guarda che bel tramonto da largo Aretusa
    Vedi il sole ai pantanelli sistemarsi tra gli Iblei
    Vieni vieni forestiero, qui passò l’intera storia.
    Guarda questa fonte sorgente fresca dalla terra
    Archimede nella sua “sfera” immaginò questo grande futuro
    In queste frastagliate coste fece neri tanti stranieri (bruciò)
    Guarda la magnificenza di queste pietre antiche e sagge
    Vieni qui tra mare e sole in questi profumi celesti
    Quanto è bella qui la stagione sono quattro e sembra una
    In questo luogo di magia tanti già passarono di qui
    Da tanto grande fummo capaci di portarla alla rovina
    Quanti figli geniali dovettero scappare fuori
    Nessuno è profeta in questa terra fortunata
    Solo guando arriva la morte li piangiamo tutti quanti
    Vieni vieni viandante l’ombelico è sempre qui
    In questa terra luminosa incominciò la civiltà

    Antonio Randazzo siracusano doc

  5. antoniorandazzo scrive:

    Archimede nella sua “sfera” immaginò questo grande futuro
    In queste frastagliate coste fece neri tanti stranieri (bruciò)
    deve intendersi come sopra NERI non nei.
    Chiedo scussa per l’errore di trascrizione

  6. Massimo Di Bello (Redazione) scrive:

    ho corretto “nei” in “neri” ;-)

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