Blog Valle d'Aosta

Alla scoperta dei comuni valdostani con articoli e interviste a
Sindaci, Artigiani, Giornalisti, Guide Turistiche, Associazioni, etc.
La Regione Valle d'Aosta direttamente dalla voce dei protagonisti.

Elenco Province: Aosta (44)

Un viaggio nella natura sconfinata che non potrai mai dimenticare è quello intrapreso sui ripidi sentieri della città di Arvier. Basta solo qualche giorno e le sue strade, i suoi castelli, i suoi boschi verde scuro, ti racconteranno la storia o le leggende di una piccolo angolo di mondo. Ascolterai nella sua chiesa i suoni mistici di un luogo in contatto con il paradiso.

Tra i luoghi più belli che la nostra Italia si nasconde la piccola Valpelline. A pochi passi da Aosta con le sue montagne che tanti visitatori e appassionati di neve richiamano ogni anno. Questo stesso comune che ci regala piatti tipici della tradizione di montagna che delizia palato e testa. Un angolo incantato che resta impresso nel cuore e nell’anima.

La città di Chatillon, distesa sui due versanti della Dora Baltea, è un suggestivo luogo dalle mille ricchezze storiche e ambientali. I suoi castelli, circondati da parchi secolari, la chiesa, i suoi palazzi ingentiliti da preziosi portoni e raffinate ringhiere, così come i suoi ponti, ne testimoniano la ricca e fiorente tradizione artigiana del ferro battuto. Oggi, c’è chi si lascia ispirare dalle forme incandescenti del metallo per plasmare oggetti che trasudano di tradizione e fatica.

Quando le attività produttive riflettono le caratteristiche di un territorio, antichi mestieri vengono tramandati per generazioni senza essere scalfiti dal progresso e dal mercato globale, poco attento ai settori di nicchia che intanto scrivono la storia delle tradizioni locali. Attrezzi indispensabili nella cultura contadina diventano così oggetti cult, che superano i limiti del tempo ed entrano nel secondo millennio con la loro cultura centenaria. Collari, zoccoli e articoli di pelle della tradizione valdostana della Selleria Le Cuir di Fabrizio e Erika Martini.

Un salto in un luogo dove regna l’amore per il territorio, i valori umili ma genuini della popolazione, i sacrifici delle generazioni precedenti per conquistare cime inviolate e consacrarle alla storia! L’unico museo in Italia che raccoglie e testimonia la vita delle Guide di Courmayeur e la storia dell’alpinismo.

L’antica arte del “guillochè”, nata nel periodo degli zar di Russia e tramandata fino ai giorni nostri da abili mastri gioiellieri, utilizzata per incidere e disegnare sulla penna equilibrate armonie. Siglate con un marchio che riproduce grifoni rampanti, simili a quelli ritrovati sulle pietre di un millenario mosaico benedettino, le penne della Grifos rappresentano l’eccellenza del “Made in Italy” per chi è a caccia di raffinati oggetti da utilizzare ma anche custodire e tramandare.

Una breve visita a un castello medievale di fantastica bellezza, che ricorda la potenza della famiglia che lo ha posseduto per tanti anni. Un anticipo di quelle emozioni che si rivivono nelle giornate di Carnevale con la rievocazione storica in costume.

Lungo il “Chemin des Artisans”, un itinerario storico culturale le cui tappe sono le botteghe e gli atelier degli artigiani valdostani, avrete il piacere di imbattervi nelle antiche tradizioni della cultura Walzer, rivissute attraverso i manufatti unici e inimitabili dell’atelier Angster: capi di lana cotta impreziositi da filigrane in oro che hanno segnato la storia di un territorio e ancora oggi lo celebrano all’insegna del passato ma votati al futuro.

Sapete qual è il segreto della crema di Cogne? Ogni massaia ha un suo segreto e Gerarda de Lou Tchappè ci svela il suo. Chi ha voglia di avventura ci potrà seguire in questo viaggio, sulle orme del grande e compianto Ambrogio Fogar. Attenti a non confondere petraie con capelli e francese con occitano. Non tutto è ciò che sembra. Ma sulla cucina ci potete giurare. Buona da vedere e da mangiare!

Trovarsi nel posto giusto al momento giusto è una componente preziosa per qualsiasi comune, se quel comune è Prè-Saint-Didier è addirittura esistenziale. Il Sindaco parla della sua terra, un tempo porta d’ingresso alpina per conquistatori e portatori di pace, oggi crocevia degli spostamenti da e verso lo Stivale, con in testa un primato che vale una regione. L’alfa e l’omega da queste parti hanno, come per Talete, le qualità e il fragore dell’acqua.

Ad Arnad c’è un ristorante che sorge in uno dzerby, un vecchio fienile valdostano. E’ posto alla fine di una strana mulattiera… lì c’è uno scivolo di pietra dove giocano i bambini. Si è fatto per l’erosione della roccia a causa dei pastori che da qui transitavano per portare le greggi a svernare. La roccia, qui, è chiamata pietra della fertilità… ed è una pietra magica celtica… ce lo racconta la signora Bonin dello Dzerby!

Da 500 a 1.600 metri un unico scrigno di verde e di sole, la Saint-Denis descritta dal Sindaco è questo e altro ancora. Una, nessuna e venticinque le voci della sua storia e della sua quotidianità che diventano un solo cuore che palpita d’amore per la propria terra. Sotto il vischio si vive tra indolenza e sacrificio, però se c’è coraggio sul domani può aprirsi uno spiraglio di luce, anzi di “sole”.

Il cuoco è un po’ come lo sportivo! Bisogna durar fatica per mantenere alto il proprio livello culinario! Ce lo dice Alfio del Vecchio Ritrovo di Aosta. Qui dove Cordelio (amico di Ercole e discendente di Saturno) fondò la città che i Romani avrebbero ribattezzato Augusta Pretoria, come un tempo s’incontravano i popoli al di qua e al di là delle Alpi, oggi s’incontrano bitto, castagne, fontina, pizzoccheri, Fiore sardo e bottarga. Buon appetito!

Il Sindaco di Pollein sa di amministrare un regno verde, conservatosi nel tempo a dispetto della mano deformante del progresso. Verde nell’aspetto e nell’età, la piccola comunità che vive all’ombra del gigante Emilus sente scorrere nelle vene un fiume impetuoso… lo stesso che ha scritto nel bene e nel male la sua storia. Esser piccoli spesso è un “tesoro”, specie quando si riesce a esser grandi nelle cose buone della vita.

Un museo a cielo aperto. Non trova altro modo il Sindaco per definire la sua Aosta, punto di congiunzione tra l’area mediterranea e il centro-nord dell’Europa, ma dal “cuore” per metà calabro. Del falso terrore di cui è preda il resto d’Italia, nemmeno l’eco qui, tra gente abituata a non rifiutare l’estraneo, bensì a fornirgli una risposta di stabilità. Il volto futuro è giovane e comunicativo oltre ogni confine.

C’era una volta una terrazza naturale nel cuore della Valtournenche raggiungibile solo dal cielo. Il presente, come ricorda il Sindaco, dice che Chamois è ancora, unico caso in Italia, giustapposta alla realtà caotica circostante. Difendere questa singolarità significa sopravvivere con la consapevolezza che solo da queste parti si può assaporare il gusto quintessenziale dell’esistenza.

Coniugare numeri da record (l’altitudine, la minor densità) con le difficoltà logistiche legate alle pacifiche “invasioni” estive e alle diaspore invernali non è facile per il Sindaco. Ma Valsavarenche è soprattutto un luogo da “emozioni forti”, fortemente voluto e preservato così dalla sua gente. Adamantino come i ghiacciai e dello stesso immenso respiro delle praterie fu il pensiero dei suoi figli più illustri.

Un affettuoso paesaggio quello dipinto dal Sindaco della sua Issime, che avvince il corpo, con la cerchia di valloni circostanti, e l’anima, per l’infinità di suoni di sottofondo. La mondanità non arriva fin quassù, ma lascia il posto alla meditazione e all’arcano suono del töitschu. La forza giovane di oggi, erede della gens Walser, è un motivo per prestar fede ai propri conterranei.

Quanti pajoli servono per preparare la polenta valdostana? Diversi. E sempre fatti da legni aromatici, insostituibili per conferire quei profumi d’alpeggi alla leccornia! Ce ne parla Elvia del rifugio Omens di Verres; scopriremo che un tempo le stagioni erano scandite dalle castagne e che i discendenti dei Salassi stanno ancora lì, fra le montagne, a bersi il loro idromele.

Tutt’altro che agevole la quotidianità che a parere del Sindaco vivono i suoi concittadini. Sessantadue villaggi sparpagliati tra alta montagna e fondo valle, che vivono la loro peculiarità con sacrificio e dignità. Una macchina del tempo gli permetterebbe di porre rimedio alle scelte infelici e consegnare un’altra realtà a chi oggi difende strenuamente la propria terra.